CODE 5UPERB1A - SCENA 2
Sede centrale SigmaLab in Berlino2.
Ore 22.45, ai piani più alti.
Zweihander detesta attendere, lo mette di cattivo umore. Guarda l’orologio da polso, un gioiellino analogico regalatogli il mese prima da un ricco mercante d’armi londinese. È già passato oltre un quarto d’ora da quando è stato fatto accomodare nell’attico, e ancora nessuno si è presentato a riceverlo. Impreca sottovoce mentre si alza dalla poltroncina per raggiungere il banco bar. Sceglie una bottiglia di whisky scozzese da almeno 4000 crediti, e si fa preparare un drink dall’intelligenza artificiale.
Quel posto trasuda lusso da ogni angolo, dalle superfici in lucido marmo nero, fino alla sterminata collezione di antiche spade samurai appesa alle pareti. Tutte provviste di un cartellino olografico che certifica l’autenticità del reperto.
Prende il bicchiere e con un’altra imprecazione si affaccia a una delle grandi vetrate che costituiscono la parete esterna dell’edificio. Il panorama nel Primo Anello è scandito da una sequenza continua di grattacieli e blocchi commerciali che si estendono a perdita d’occhio. Lo sguardo si posa sulla gigantografia luminosa di un robot dai tratti orientali intento a rovesciarsi in bocca un’abbondante scodella di Ramen, “RoboSushi 3000” recita la scritta posta a lato dell’immagine. Più in basso una fitta foschia ricopre il manto stradale spezzando i fasci di luce laser e i fari delle auto in una curiosa bruma dorata.
Zweihander butta giù il bicchiere come fosse acqua, non ci prova neanche a gustarlo, è troppo incazzato.
Sta per girare i tacchi e tornare da dove è venuto, quando una porta si apre e un uomo sulla cinquantina entra nella stanza.
«Signor Zweihander?» il tono è calmo, ma anche freddo e pacato.
Zweihander gli si para davanti a pugni stretti. La tentazione di prendere per il bavero quell’ometto e rovinargli viso e vestito è davvero tanta, si trattiene solo perché sa che non ne uscirebbe vivo.
«È lei il signor Zweihander giusto? Che nome curioso. » l’uomo si accarezza il viso seguendo la precisa linea del pizzetto brizzolato.
«Perché non è un cazzo di nome. È un soprannome, e se vuoi ti spiego anche a cosa si riferisce.» Zweihander ride, nel modo più maleducato possibile «Sei tu che mi hai chiamato?»
L’uomo per un secondo irrigidisce la mascella e assume un’espressione terribilmente severa, ma prima che Zweihander possa reagire è già scomparsa. L’uomo sorride «Non io di persona, il mio segretario. Mi chiamo Jorge Hikkon e si può tranquillamente dire che…» alza un dito e lo rotea mentre parla «Sono il socio maggioritario di tutta la società».
Zweihander si tranquillizza, apre le mani «Intendi tutta la sezione?»
L’uomo sorride di più, la bocca è una linea perfetta di denti bianchissimi, scuote la testa divertito «Di tutta la SigmaLab, signor Zweihander.»
Se il colore della pelle glielo permettesse Zweihander sbiancherebbe. L’uomo gli porge la mano e Zweihander si affretta ad afferrarla nella sua e ricambiare.
Si siedono su due divani uno di fronte all’altro, a separarli c’è un tavolino di finissimo cristallo Soviet con impresso in un angolo il logo dorato della SigmaLab.
Zweihander scrocchia le dita, poi si alza di colpo. È agitato. Ne ha visti di pesci grossi, ma quello è il capo di tutta la pescheria, e anche un paio di locali a fianco.
Deve giocare le sue carte al meglio, va a prendere un altro bicchiere di whisky al banco bar. Gli dà una bella sorsata piena, stavolta lo gusta per bene. Torna a sedersi e poggia il drink sul tavolino «Di che si tratta?» taglia corto.
Jorge è tornato serio, una maschera «Affari. Semplici affari.»
Zweihander sorride, a lui piacciono gli affari, li fiuta, e ci mette il naso dentro come un dannato segugio. Sposta il peso in avanti e da un mezzo giro al bicchiere «La ascolto Mister Hikkon. Parliamone.»
L’uomo si prende qualche istante, accavalla le gambe e sistema i polsini del completo «La nostra compagnia, signor Zweihander ha sedi in ogni parte del mondo. Qualche ora fa mi trovavo a Taiwan a supervisionare la fusione fra due aziende satellite, e ora sono qui a Berlino2 a parlare con lei.»
Zweihander prende il bicchiere, gli anelli tribali tintinnano sul vetro smaltato, lo porta vicino al volto e osserva il suo viso riflesso nel colore ambrato della bevanda «Sono un gran un bel pezzo d’ebano lo so, ma immagino non abbia fatto tutta quella strada solo per parlare con me. Giusto Mister Hikkon?»
L’uomo annuisce «Precisamente. Tuttavia questo incontro è collegato al motivo della mia presenza qui. Mi faccia spiegare.»
Zweihander si mette comodo, allarga le braccia muscolose sullo schienale del divano, attende.
«Negli ultimi anni alla SigmaLab abbiamo lavorato su diversi progetti di rilievo nel campo della tecnologia. Qui a Berlino2 in particolare, la nostra azienda si occupa di traffico virtuale. Creazione di percorsi alternativi che sfuggano al controllo dei NetFlyers. Qualche ora fa uno dei nostri laboratori ai piani inferiori ha concluso con successo la nostra principale ricerca in ambito Net. Una scoperta rivoluzionaria…»
Zweihander ci prova «Un nuovo Virus?» non ci capisce nulla di tutti quei discorsi tecnologici. A lui piacciono gli affari, e pestare duro.
Jorge fa spallucce «Così poco.» prende un respiro profondo «Abbiamo fatto di meglio. Abbiamo riprodotto la coscienza di un NetFlyer di prima generazione, e presto sarà al nostro completo servizio.»
Zweihander è confuso, i conti non gli tornano «Di prima generazione? Sono tutti morti di vecchiaia. Da molto tempo.»
Jorge ride vedendo la faccia stranita del gigante africano «Non si preoccupi signor Zweihander, glielo mostrerò di persona fra poco. Quando avremo definito l’accordo.»
«Il Net non è un campo che ci riguarda. Mi stupisce che non ne sia a conoscenza.» Zweihander cerca di stringere ancora. Vuole il succo.
«Ci occuperemo noi del Net. Ho bisogno dei vostri uomini.»
Finalmente quello che desidera sentire, fa un altro sorso di Whiskey «Quanti?»
Jorge guarda la collezione di spade come fosse la prima volta che la vede.
«Tutti. Li vogliamo tutti. Ciò che le sto proponendo è una partnership signor Zweihander. Per riportare Ordine, in questo mondo malato. »
Zweihander scoppia in una fragorosa risata «Tutti? Mister Hikkon, stiamo parlando di oltre tremila contractors mercenari, addestrati ed equipaggiati con tecnologie Vanguard e Medusa Weapons. Vuole cominciare una guerra?»
Gli occhi di Jorge sono vitrei come una lastra di ghiaccio mentre annuisce «In un certo senso. La nostra società si è trovata a subire diversi ingiusti colpi nel corso degli anni. Sentiamo che è arrivato il momento di restituire, con gli interessi.»
Quei “colpi” li conosce perfino lui: una faida finanziaria aperta con la CY CORE, una crisi in Nicaragua sfociata in una guerra civile ancora in corso, e altre varie diavolerie del genere. Alla SigmaLab i nemici non mancano.
«Ci serve un contratto. Non possiamo rischiare delle ritorsioni corporative. Voi ci pagate, voi vi assumete le responsabilità.»
Jorge annuisce «Un contratto regolare. Secretato fino al compimento dell’operazione. Tremila uomini giusto?»
Zweihander tira su con il naso «Con dotazioni Vanguard e Medusa. Sono stanziati a Nairobi, ma nel giro di 24 ore possono essere operativi in qualsiasi parte del mondo. Cosa intende fare esattamente Mister Hikkon?»
«Molto presto avremo il totale controllo di tutto il traffico Net, il che ci pone di diritto al vertice della piramide sociale ed economica mondiale. Il primo obbiettivo che abbiamo in mente è aumentare la nostra influenza in Sud America, una macro zona che si è sempre dimostrata molto difficile da addomesticare» mentre Jorge parla il cristallo del tavolino muta in una cartina tridimensionale del continente Sudamericano « Fino all’anno scorso vantavamo un grosso accordo commerciale con il governo della Guyana che ci garantiva una presenza stabile in quel settore. Purtroppo questo accordo è venuto meno a causa delle ingerenze della CY CORE che ci ha soffiato il posto. Vogliamo organizzare un colpo di stato e riprenderci quel segmento di mercato»
Zweihander riflette qualche momento «Rovesciare il governo non è problema. I civili fra i piedi lo sono, e l’opinione pubblica. La CY CORE non resterà a guardare.»
Jorge fa un gesto con la mano, come volesse allontanare il nome della CY CORE dalla sua figura «Nessuno, vedrà quel che sta succedendo finché i giochi non saranno conclusi. Sarà nostra premura scollegare dal Net quella parte di mondo, e inserire dei nostri funzionari a vegliare sull’informazione. Vogliamo quel segmento di mercato, della sorte dei civili non c’interessa.»
Zweihander si lascia sfuggire un mezzo ghigno. È difficile tenere a freno gli uomini quando hanno la powerball che galoppa nelle vene. Ma con le telecamere spente sembra tutto più gestibile.
«Lei sa come investire il denaro Mister Hikkon. Un accordo preliminare potrebbe essere la soluzione perfetta per questa, partnership.» Zweihander tira fuori un wallet nero con disegnata sul retro la testa di un leone bianco, il simbolo della compagnia mercenaria. In pochi secondi prepara un contratto di pronto intervento per sei mesi, include ogni singolo uomo della compagnia. La cifra che esce è già mostruosa ma Zweihander con un paio di rapidi tocchi sullo schermo gonfia il totale di altri cinquantamila crediti. Per le commissioni personali, e per averlo fatto aspettare.
I due si passano il wallet, Zweihander è sicuro di dover cominciare una lunga contrattazione, ma Jorge quasi lo delude. Scrolla veloce le pagine del contratto e appone il timbro virtuale della SigmaLab in tutti gli spazi preposti. Poi tira fuori il suo wallet e paga l’intera somma, senza battere ciglio. Quando il portafogli digitale gli torna in mano è così pieno di denaro da sembrargli quasi più pesante. E non gli importa se quei soldi arrivano da un fondo ricerca della Healthy, una società farmaceutica molto in voga nel sudest asiatico. Non gli importa proprio nulla, gli affari sono affari.
Ora che la questione monetaria è risolta Zweihander si riscopre curioso «Bene, i nostri destini corrono in parallelo Mister Hikkon. Almeno per i prossimi sei mesi. Che diceva a proposito del NetFlyer?»
Jorge si alza dal divano, sistema le pieghe del vestito e porge la mano a Zweihander. Zweihander si alza a sua volta, e ricambia quel gesto vecchio quanto il mondo. È così che concludono gli accordi i gentiluomini, a strette di mano. Il signor Hikkon si schiarisce la voce con un colpetto di tosse, poi fa un accenno di sorrisetto «Non entrerò troppo nel tecnico e nel dettaglio, conosce la leggenda che ruota intorno ai Fondatori?» il tavolino si spegne, e Zweihander annuisce silenzioso, quella storia la conoscono tutti, in centinaia di versioni e sfumature diverse.
Jorge sembra soddisfatto «I NetFlyers di prima generazione non sopravvissero alla morte come si è soliti raccontare quando si parla di loro. Tuttavia il ciclo di connessione perpetua codificò le loro menti e le suddivise nella trama del Net. Noi abbiamo ricomposto una di quelle menti, e l’abbiamo inserita in un dispositivo di accumulo chiamato Perfezione.»
Zweihander esita un po’, è confuso «Suppongo sia una cosa complicata.» è il meglio che riesce a dire.
Hikkon sfoggia di nuovo il suo sorrisetto gentile, in perfetto contrasto con gli occhi velati da una patina di predatoria ambizione. Zweihander immagina debba essere quello il tipico sguardo di un leader corporativo.
«Molto complicata. Mi permetta di mostrarle la nostra arma migliore in questa nuova Era Corporativa signor Zweihander» Jorge si volta e va verso la porta che si apre sul corridoio esterno, il mercenario lo segue un passo indietro.
Appena oltre la porta aperta due figure scure attendono in un silenzio funebre. Zweihander le riconosce subito grazie all’esperienza militare. Sono ninja Mitsabo, lo capisce dal taglio inconfondibile della tuta da combattimento, dalle maschere Oni calate sul viso, e soprattutto dalle strisce di carbonio schizzate di vernice arancio fluorescente che i ninja stringono in pugno. Quelle sono le katane rituali della famiglia Mitsabo, non ci sono dubbi.
Zweihander si lascia guidare lungo il corridoio, le suole in gomma degli anfibi stridono al minimo scivolare sul pavimento, lucido e pulito come non ne ha mai pestati in vita sua. I guerrieri Mitsabo li seguono a distanza di qualche metro, poco più che ombre alle loro spalle. Il corridoio è lungo e ben ventilato grazie alle bocchette di aerazione poste sul soffitto. Sulla sinistra le luci degli uffici sono tutte spente, mentre sulla destra un’unica grande vetrata permette di guardare all’interno di un’area Server della SigmaLab. Zweihander osserva con curiosità i computer corporativi illuminati da un bagliore ultravioletto occupare intere stanze sia in larghezza che in altezza, collegati fra loro da migliaia di fibre ottiche e di tubicini di raffreddamento. Svoltano a destra seguendo il perimetro dell’area server, oltrepassano una fila di ascensori e poi una postazione di reception. L’omino delle informazioni scatta in piedi appena gli arrivano vicino, e si profonde in un inchino appena lo superano. Zweihander lo guarda con superiorità, ridacchia fra sé per quella dimostrazione di servilismo così marcata, Hikkon invece sembra non vederlo proprio.
Si fermano in fondo al corridoio, davanti a un portone a doppio battente coperto per intero da tanti piccoli motivi floreali scuri che sembrano ondeggiare al cambio di luce. Jorge avvicina le mani alla superficie della porta, Zweihander osserva stupito i fiori ritirarsi per permettere al signor Hikkon di appoggiare i palmi su una superficie liscia e nera come un’opale lavorato. Dentro il muro alcuni meccanismi entrano in funzione con un ronzio appena percettibile. Jorge toglie le mani e i fiori tornano a riformare l’intricato disegno, poi la porta si apre verso l’interno.
Accedono a una sala riunioni non molto grande, ma comunque a suo modo opulenta. Zweihander non ha mia visto così tanti libri in formato cartaceo tutti insieme. Le pareti circolari della sala ne sono rivestite per intero, rinchiusi in librerie protettive o in piccole teche, salgono in altezza per parecchi metri. L’odore della vecchia carta stampata è forte lì dentro, un odore del tutto particolare, ormai impossibile da trovare in tutta Berlino2. Zweihander si sente quasi più colto nel respirarlo.
La porta si richiude alle loro spalle, i ninja Mitsabo restano fuori come bravi cani da guardia.
Un tavolo interattivo contornato da una decina di sedie simili a piccoli troni domina la sala, e al centro di esso si trova la Perfezione. Zweihander la riconosce subito, sistemata e collegata a un piccolo piedistallo che la tiene pinzata per i bordi, l’incredibile scheda di memoria è davanti ai suoi occhi. Rimane deluso, si aspettava qualcosa di meglio, di spettacolare, invece la Perfezione non è niente di che. È solo grande il doppio di una comunissima scheda in vendita in un qualsiasi Techpoint di quarta categoria, ha contatti dorati e un telaio protettivo tinta perla e rosso metallizzato. Nient’altro, una grande delusione.
«Eccola!» Hikkon guarda la scheda con la stessa intensità che Zweihander di solito dedica ai seni delle ballerine nei night club.
«Non è meravigliosa? Tutto il Net sarà presto nelle nostre mani Zweihander.» Jorge preme una sequenza di tasti sul tavolo e la scheda si avvicina a lui.
Tutti i dubbi che Zweihander cova nella sua testa li propone con una semplice e candida domanda «Se non ho capito male il NetFlyer è senziente. Come può essere sicuro che collaborerà ai nostri sforzi?»
Il sorriso gentile che Jorge ha mantenuto fino a quel momento cambia. La curvatura delle labbra è più acuta, spigolosa, feroce. E quella striscia di denti bianchissimi ora sembra di colpo più inquietante.
«Lo farà. Non ha possibilità di scelta a riguardo.» Zweihander conosce decine di diversi modi per costringere le persone a collaborare, ma di fronte a un essere virtuale tutta la sua fantasia viene meno. Sta per ribattere, ma il signor Hikkon non gli dà il tempo e riprende a parlare «Lo farà. Con le buone o con le cattive, non importa. La tecnologia virtuale è in continuo miglioramento, starà a lui decidere se vuole scoprirne i lati peggiori o migliori. Il fatto che il costrutto sia puramente virtuale in realtà ci fa comodo. Ci toglie dalle scatole parecchie fastidiose grane legislative circa l’utilizzo di queste tecnologie. In sostanza, sa qual è l’unica vera grande differenza fra questa scheda e una persona fisica?»
Mentre scuote la testa Zweihander si chiede se Hikkon gli abbia letto nel pensiero.
Jorge sfiora la scheda con la punta delle dita, le fa passare da un lato all’altro dell’involucro perlaceo con delicatezza, come si trattasse di una reliquia., Poi torna a rivolgersi a Zweihander «Una scheda di memoria non può scappare. È una nostra proprietà in tutto e per tutto, e possiamo usarla come più ci piace.»
Un brivido freddo corre lungo la schiena di Zweihander. Con le corporazioni ci ha sempre lavorato, e conosce molto bene i loro metodi, ma Hikkon e tutta la SigmaLab dimostrano un livello di cinismo senza pari.
Guarda l’orologio da polso, le lancette d’acciaio sono quasi sovrapposte in verticale. Di colpo sente il bisogno impellente di levarsi di torno, magari per trascorrere il resto della serata in qualche club dell’underground con i commilitoni presenti in città, e perché non un paio di prostitute? In fondo l’affare si è concluso meglio di qualunque aspettativa avesse.
Zweihander si gratta dietro la testa «Signor Hikkon. Non voglio essere scortese, ma alcuni altri affari richiedono la mia presenza. Non mi aspettavo ci fosse lei.»
Jorge fissa un altro poco la scheda passandosi una mano sul mento, poi finalmente porta l’attenzione su Zweihander «Gli uomini potenti non finiscono mai di lavorare. Vero?»
Zweihander si stringe nelle spalle con l’aria di uno rassegnato a un inevitabile destino.
«Certo. La capisco benissimo Zweihander. Togliere le mani dal volante è la cosa peggiore che un pilota possa fare.»
Zweihander alza un sopracciglio e ammicca «Ha proprio ragione mister Hikkon. La pensiamo allo stesso modo, come dimostra la sua presenza qui oggi. Certe questioni non possono essere delegate».
Jorge si lascia scappare una mezza risata che poi si sforza di annegare in un colpetto di tosse. Batte un paio di volte sul pad del tavolo rotondo, al suo centro, dove prima era sistemato il piedistallo con la Perfezione, compare un monitor olografico che mostra una scheda dati e la fotografia tridimensionale di una certa dottoressa Sebille Vidal.
«Va bene. L’avrei comunque congedato a breve. La dottoressa Vidal» indica la scheda «Ha seguito questo progetto fin dalla sua origine. Prima di attivare la Perfezione mi sembra giusto conoscere le sue impressioni e tutto il resto» Hikkon picchietta sul pad mentre parla. Il Network prova ora a connettersi ai dispositivi personali di Sebille «Dobbiamo prenderci cura dei nostri collaboratori. Vada pure Zweihander, la SigmaLab si farà sentire molto presto».
Zweihander esita, vorrebbe stringere la mano a Jorge, ma lui é concentrato a guardare l’olografia in attesa di una risposta dalla dottoressa Sebille. Resta bloccato un secondo, poi alza una mano per salutare «Arrivederci signor Hikkon.» e va verso l’uscita.
Dall’interno la porta è molto più sobria, non vi sono particolari finiture, il che la fa sembrare ancor più massiccia e imponente. Sta per appoggiare una mano sul dispositivo anti panico, ma una serie di piccoli tonfi lo ferma. Arrivano dall’esterno, ovattati e sommessi filtrano a malapena attraverso il legno e le microfessure delle intercapedini. Si guarda indietro, Hikkon sta ancora assorto ad aspettare che la dottoressa risponda.
Con un passetto leggero Zweihander si avvicina alla porta, i rumori cessano. Appoggia una mano al battente e avvicina l’orecchio. Conta mentalmente fino a cinque, dall’esterno non si sente più nulla.
Di sicuro qualche cleanbot è finito per bagnare le scarpe ai guerrieri Mitsabo con conseguente incazzatura e vendetta a colpi di katana. Ridacchia mentre immagina la scena e appoggia la mano sul pad d’apertura.
Fa giusto in tempo a sentire qualcosa azionarsi oltre il muro, a smettere di ridere, a realizzare suo malgrado che davvero c’è qualcosa di strano. Poi Zweihander si sente sollevare in aria insieme al resto della porta. Un boato riempie la sala riunioni.