CODE 5UPERB1A - SCENA 1

Brama di potere, dicono sia il primo di tutti i peccati. È forse per questo che nel riflesso della modernità troviamo l’inferno?

 

La Perfezione torna online alle 14.45 puntuali, immersa in una gelatina scarlatta di silicati purissimi. Una sequenza di monitor azzurrini visualizza il filamento intrecciato di un flusso di coscienza digitale e il suo scorrere, lento e costante.
Il Lab016 si trova al ventottesimo piano del palazzo corporativo. Struttura circolare, privo di finestre, calore, e qualsiasi comodità. È candido, asettico, deserto al limite del rarefatto.
Una porta automatica si apre accompagnata da uno scarico d’aria compressa. Entra un droide per la raccolta dati, altri quattro individui lo seguono da vicino. Hanno facce serie e indossano lunghi camici bianchi; all’altezza del cuore portano ricamata la Σ rossa della corporazione, una versione non commerciale del logo SigmaLab. La Perfezione non può vederli, ma sente che sono intorno a lei. Li percepisce.
Il droide compie un mezzo giro intorno alla vasca di contenimento, poi si contorce e si apre a metà come una grossa aragosta. Le interiora del robot rivelano cavi, pannelli, e una serie completa di attrezzature da ricerca di ultima generazione. Le mani di un tecnico lavorano sull’hardware esposto del droide: impostano linee di collegamento, alzano difese software, creano nuovi checkpoint e copie di backup. Altre mani avvolte in stretti guanti ad alta resistenza termica attendono la fine della procedura.
La calma è totale, il rumore minimo, nessun gesto scomposto. Con un ronzio sommesso il droide libera all’interno della vasca una decina di sonde che affondano fino a metà nel composto rosso per poi aprirsi come ombrellini da Sole.
Il filamento di coscienza trasmesso a monitor si tensiona e tremula, un tecnico sorride riconoscendo in quella fugace pulsazione il fremito impaurito della Perfezione.
Sebille entra nel laboratorio da una porta secondaria con il camice stropicciato e sbottonato davanti, le maniche tirate su fino all’altezza dei gomiti. Il passo è tranquillo, mette una mano fra i capelli e li getta all’indietro; le sfumature viola si scompigliano e sembrano scivolare da un capello all’altro.
Con uno schiocco di dita richiama in servizio un Joshu virtuale dai contorni sfocati che si materializza al suo fianco e la segue nel giro di routine del laboratorio quasi anticipandola nella scelta dei percorsi.
Finito il controllo Sebille usa il pensiero per spedire il Joshu a riassettare un blocco d’informazioni scomposte, si tiene aggiornata attraverso la connessione cerebrale mentre si rivolge al resto della squadra «Molto bene ragazzi!» batte le mani e si schiarisce la voce per richiamare l’attenzione del personale «Oggi termineremo il download del codice primario, e travaseremo la coscienza ricostruita del NetFlyer di prima generazione all’interno della Perfezione.»
Ha un brivido mentre lo dice. Ordina al Joshu di inviare le autorizzazioni necessarie ai piani alti della corporazione.
Ricerca delle sequenze, pulizia delle stringhe, ordinamento e infine ricostruzione del codice sorgente. Ci sono voluti quasi quattro anni di duro lavoro per recuperare la coscienza virtuale di uno degli Hacker fondatori del sistema Net.
Il Joshu scannerizza centinaia di terabyte al secondo mentre replica in formato audio il messaggio di risposta: «Direttivo tecnico SigmaLab. Per dottoressa Sebille Vidal, responsabile Lab016. Autorizzazione confermata, procedete e fate rapporto». La voce del Joshu si spegne con un leggero riverbero artificiale.
Sebille chiude gli occhi mentre un ricordo riaffiora.
Aveva visto quella pagina di notiziario qualche settimana prima, inserita fra tante altre nel programma streaming Med&Gen. Non aveva aperto il link di approfondimento, ma l’immagine le era comunque rimasta stampata in testa. Il titolo recitava con un certo cinismo: “Nuova infornata di vittime causata da Virtual Life”.
A quell’intestazione seguiva una foto che mostrava senza censura quattro cadaveri. Giacevano abbandonati su un divano, i fisici deperiti a causa della prolungata malnutrizione mostravano vene esposte, e capillari esplosi in scuri ematomi bluastri, i volti ancora coperti dai caschetti VR.
E poi ancora scritte completavano la macabra scena: “Nuovo caso di morte da sessioni prolungate di Virtual life. Non sarebbe il caso di regolamentare?”
Nel corso degli anni quella stessa domanda se l’era posta anche lei, e tutte le volte che aveva provato a darsi una risposta si era scontrata con la dura realtà: fuori dalla Gabbia governativa il Net non era altro che uno spazio d’infinita frontiera, conteso e senza legge. Un territorio anarchico preda delle cospirazioni dei NetFlyers moderni. Almeno fino ad oggi.
Sebille spera che grazie alla sua ricerca il Net possa svilupparsi in un modo più controllato e sicuro, che si possa strapparlo per sempre al dominio criminale degli hacker e riconsegnarlo all’utenza.
Ordine finalmente.
Sebille apre gli occhi. «Cominciamo!»
La temperatura nella vasca di silicati viene progressivamente abbattuta fino a raggiungere i -150 gradi celsius. Per lo sbalzo termico la superficie della gelatina s’increspa di un’infinità di micro bolle, e sottili volute d’innocuo fumo biancastro si disperdono nel laboratorio.
Sebille si siede alla sua postazione, sposta i capelli e rivela due file di prese iperconnettive sistemate in verticale alla base del collo. Si fa aiutare da un tecnico a inserire i cavi di collegamento Net nella nuca; un leggero formicolio le avvolge la testa mentre macchina e cervello si sincronizzano. Come da protocollo la squadra prende posto, le sonde immerse nella gelatina iniziano a trasmettere i parametri della Perfezione: stato e pulizia dei canali di transfert, capacità di stoccaggio della scheda di memoria, amperaggio e voltaggio di ogni singolo componente elettrico del sofisticato macchinario.
Un getto di vapore si alza dalla vasca e le tubature di raffreddamento si riempiono di liquido criogenico.
Il download è cominciato.
Sebille focalizza l’attenzione sui colli di bottiglia della macchina, quei punti deboli dove i dati si accumulano e faticano a defluire nelle memorie.
Il nucleo della Perfezione arde e sfrigola mentre milioni di blocchi alfanumerici vengono creati ed immagazzinati al suo interno a folle velocità, tutto attorno la gelatina bolle, cambia colore in un giallo-arancione e sembra liquefarsi. I monitor tengono traccia dei nuovi brani di coscienza inseriti, del loro annodarsi attorno al filamento principale fino a ricreare la simulazione di un tessuto cerebrale biologico. I tecnici lavorano sul campo magnetico che mantiene la Perfezione stabile all’interno del composto, nuova gelatina viene pompata nell’impianto. Al 70% di completamento la velocità di download cala in maniera sensibile. Sebille conosce quel macchinario meglio di chiunque altro, e sa cosa deve fare.
Richiama il Joshu, e usa la connessione cerebrale come ponte di congiunzione fra sé e il mondo reale. Poi s’immerge nel Net.
La volontà di Sebille frammentata in codice binario schizza fuori dal suo corpo balenando nei cavi d’oro sintetico e negli innumerevoli nodi di collegamento. Si scompone e ricompone più volte trapassando galassie virtuali e fiumi sorgenti di dati sensibili. Le distanze siderali fra le maglie della Rete vengono bruciate da una mitragliata di flash elettrici che in pochi nanosecondi la portano a destinazione.
Grazie al Joshu che lavora in superficie Sebille trova le coordinate del punto di rottura, il Codice Sorgente digitalizzato vortica lento sopra di lei come il più gigantesco degli uragani. Sorvola centinaia di chilometri quadrati di tessuto emotivo fino a raggiungere il collo di bottiglia proprio dove l’immensa perturbazione scarica al suolo. In quel punto trova il sistema otturato dall’incredibile complessità delle stringhe numeriche che, dopo essere state assemblate in enormi torri di dati, non riescono ad essere riscritte in tempo dai supporti meccanici della Perfezione. Quando arriva sul posto le torri accumulate sono già così tante da aver deviato il traffico in ingresso fino quasi a paralizzarlo.
Sebille sa bene i rischi che corre, percepisce lo spazio che la circonda sfilacciarsi e deformarsi a causa della coscienza ricostruita del NetFlyer. La realtà virtuale intorno a lei è carica di sensazioni umane, riconosce note di profumo e voci lontane, immagini multicolore e sentimenti che non le appartengono. Con velocità straordinaria apre una serie di sottosistemi, e inizia ad inserirvi le torri informatiche. Ogni volta che una torre viene completata lei riesce a rinchiuderne almeno due, presto la situazione torna sotto controllo. Con gli occhi del Joshu osserva sui monitor la temperatura del Nucleo scendere e stabilizzarsi.
Il download ricomincia a viaggiare, strato dopo strato la presenza emozionale del NetFlyer s’intensifica. Sebille sente esploderle nella testa pensieri e ricordi sempre più nitidi. La investe come un pugno il freddo e pungente odore di Hexazine, un vecchio solvente utilizzato per le connessioni ad alta efficienza. Poi lo spazio si piega e nella sua mano trova quella di una ragazzina dai capelli scuri, non l’ha mai vista prima, eppure sente che nulla è più importante di lei. L’Hexazine ora le sta divorando il naso, la ragazzina svanisce e Sebille si sente trascinare in basso, sente il bisogno improvviso di entrare ancora di più nella Rete, di innescare quel ciclo di connessione perpetuo che annulla la vita e la morte. Resiste a quelle ondate di stimoli indotti con stoica determinazione mentre finisce il lavoro. Poi un agghiacciante baritono sconvolge la rete, un lamento gutturale e profondo fa tremare l’universo simulato.
Il download è completo al 98%, glielo comunica il Joshu ancora fisso sui monitor. Mette a posto un’ultima torre con quel suono che ancora le riverbera nelle viscere, poi di corsa si precipita fuori dal Net. Il salto indietro è rapido e secco come una frustata.
Apre gli occhi nel Lab016.
Sebille scatta in piedi dimenticando gli spinotti che ancora le trafiggono il cervelletto, il sistema di sicurezza però la costringe a fermarsi con un fastidioso acuto sonoro.
Due dei suoi tecnici le corrono incontro e l’aiutano a rimuovere i cavi, lei li guarda ancora stordita «È andato tutto bene?»
Hartmann Il più anziano del team ricerca annuisce e le sorride in modo paterno mentre con delicatezza le stacca l’ultimo spinotto dal capo. Sebille si precipita alla vasca. La scheda di calcolo chiamata Perfezione si è spenta appena finito il download, la temperatura è in rapida discesa. Con un gesto Sebille da ordine di togliere la Perfezione dalla gelatina. Le mani avvolte dai guanti s’immergono nel gelido composto e raccolgono la scheda, Sebille osserva soddisfatta l’attenzione maniacale con cui viene estratta e riposta nei supporti del droide per la raccolta dati. I monitor al posto del filamento iniziale ora visualizzano un cordone complesso quanto quello umano, costituito da migliaia di quegli stessi fili intrecciati fra loro.
Sebille sente le mani tremare d’eccitazione, per lunghi interminabili minuti digita le sequenze d’accesso sui display del droide mentre i software scansionano la Perfezione.
Non vi sono tracce di errori o anomalie.
Con il cuore in fibrillazione Sebille ordina al droide di agganciare la scheda. Una piccola tenaglia del robot afferra la scheda e la porta in alto prima di trascinarla dentro di sé. All’interno del vano trasparente la scheda viene rigirata più volte, poi finalmente quattro piastre connettive scendono dall’alto e si fissano sul dorso esposto della Perfezione.
Il dito di Sebille cala sul pulsante di collegamento come un gesto inconsulto, spinto dal tremore delle mani, o da una contrazione involontaria dettata dai nervi stressati.
Le piastre connettive s’accendono, e la spia verde posta al loro fianco inizia a pulsare, ma oltre a questo non succede altro. Nel laboratorio cala un silenzio attonito, rotto solo dal ronzio dell’impianto d’aspirazione. Sebille sente la disperazione salire dentro di lei, trattiene il respiro e come fosse un automa inizia a cercare e classificare le possibili cause del malfunzionamento.
È pronta a scollegare la Perfezione, quando un debole rumore lontano viene trasmesso attraverso l’impianto audio del robot. È un sussulto che ricorda un mugugno, ma poi velocemente cambia e si trasforma in quel baritono di prima, che sale potente in decibel fino a riverberare in tutto il Lab016. Poi si spegne.
“Fame”
Una voce artificiale profonda come il tuono piomba nel laboratorio.
Sebille viene investita da un mix di emozioni in un delirante turbine di paura, gioia, soddisfazione, ansia. Si guarda attorno, nessuno ha avuto ancora il coraggio di fare o dire qualcosa.
Sente gli occhi umidi mentre scoppia in una risata liberatoria «È tutto ok! Non hai davvero fame. Quella che senti è solo una reminiscenza, un ricordo pre-morte. Stai benissimo ragazzone!»
“Chi sei tu?”
La voce sembra arrivare da una profondità lontana, una sorta di deep-space. Il droide di raccolta registra ogni parametro possibile all’interno del Lab.
«Mi chiamo Sebille Vidal. Sono la ricercatrice a capo del progetto “Perfezione”. Ti abbiamo riportato in vita.» guarda la scheda all’interno del robot e alza un sopracciglio «Un po’ più compatto, in formato digitale. »
L’audio della Perfezione si sporca d’interferenze, e di una moltitudine di rumori di fondo indefiniti
“Non conosco il tuo nome. Non riesco a connettermi.”
Sebille sospira mesta con una buona dose di finta empatia «È una procedura, per la tua sicurezza. Prima di connetterti ci saranno alcuni test da svolgere. Sei rimasto dormiente per molti anni, devi avere pazienza.»
Il NetFlyer non dice nulla, ma i rumori di fondo continuano in modo ossessivo. Gli schermi riproducono un’intensa attività cerebrale e una tensione nel costrutto virtuale, qualcosa d’interpretabile come disappunto.
Il Joshu nel frattempo ha elaborato e organizzato i dati raccolti sulla Perfezione in un rapporto riassuntivo di 128 pagine.
Sebille ordina di applicare la sua firma a ogni singola slide e fa spedire il pacchetto al Direttivo, aggiunge solo una piccola nota in prima pagina: alle 16:48 la Perfezione ha accusato il download più del necessario. Consiglio una revisione dei connettori.
Fatto ciò Sebille manda la squadra in pausa, lei butta avanti un secondo rapporto più informale per l’archivio del laboratorio.
Muore dalla voglia di fare qualche domanda al NetFlyer, ma gli ordini sono chiari, e lei avviando il contatto li ha già trasgrediti. Va agli altoparlanti del droide e azzera il volume, il rumore di fondo non è cessato un istante. Sebille deduce che il NetFlyer stia continuando a cercare di connettersi.
Arrivata più o meno a metà relazione il Joshu segnala una comunicazione in ingresso da parte del Direttivo. Sebille si connette alla chat neurale con Awlette Bauer.
«Dottoressa Vidal buonasera. Il rapporto che avete inviato sarà oggetto di attenti esami e studi. La sua, la nostra ricerca è stata un autentico successo. La SigmaLab le riconosce il merito di aver condotto le operazioni in modo esemplare.»
Sebille sente un po’ di sincero imbarazzo venire a galla «La ringrazio, davvero molto coordinatrice Bauer. A nome di tutto il personale del Lab016.»
«La SigmaLab tutta si complimenta con voi. Questa ricerca è uno step fondamentale per la nostra corporazione, ma anche per il mondo intero.»
Sebille non dice nulla, si lascia cullare da quelle parole dolci quanto un milkshake industriale. Awlette continua
«Detto questo, a breve verrà un team tecnico a prelevare la Perfezione. Sappiamo che è stata attivata, perciò la spenga Sebille.»
«Si, certo. È stata una prova di…»
Awlette non la lascia finire «Non importa, si limiti a disattivarla. Come le dicevo questa ricerca era un punto chiave del programma SigmaLab. In queste ore gli occhi dei vertici societari erano tutti per lei Sebille. In particolare quelli di Jorge Hikkon»
Sebille è convinta di non aver capito bene «Mi scusi. Chi?»
Awlette sospira «Jorge Hikkon. Sebille, è l’azionista principale della SigmaLab. In poche parole è lui che muove ogni cosa qui nella corporazione. Ha chiesto d’incontrarla in serata, per congratularsi di persona.»
Sebille esita, balbetta cose incomprensibili, le gira un po’ la testa.
Awlette prosegue «Cerchi di fare una bella impressione dottoressa Sebille. Un futuro roseo si sta stendendo ai suoi piedi. Mando giù la squadra a prelevare la Perfezione. Ancora congratulazioni.»
Awlette chiude la comunicazione.
Sebille sente le gambe molli, barcolla un paio di passi «Cazzo non ci credo.» si struscia le mani in faccia per allontanare la sensazione di smarrimento «il signor Hikkon in persona… »
Alle spalle di Sebille la Perfezione avvampa in un improvviso picco emotivo.