CODE 5UPERB1A - SCENA 4
Zweihander si sente di colpo fluttuare in aria, sarebbe quasi una bella sensazione se non fosse così tremendamente sbagliata. L’attimo successivo è in volo attraverso la sala riunioni seguito da una gran quantità di fumo e detriti. Atterra contro una libreria, l’impatto è devastante ma la pioggia di schegge è ancora peggio. Prova ad alzarsi ma non ci riesce, un pezzo di legno grosso quanto una dannata freccia Dakota gli si è incastrato nella spalla. Cerca Hikkon con lo sguardo ma il polverone sollevato dall’esplosione è troppo denso, una pioggia di foglietti bruciacchiati scende dall’alto. Un uomo e una donna con tratti orientali entrano nella stanza, subito Zweihander porta la mano alla pistola, solo per ricordarsi che se la sono presa i corporativi, giù all’ingresso ospiti. È ferito, e disarmato.
Kaede entra per prima, i sistemi vitali di Hiroki mandano segnali preoccupanti nonostante lui non sembri accorgersene, anzi, ha preso un’espressione piuttosto divertita. Si guarda attorno, vede il gigante nero ferito a terra e decide di ignorarlo, non ha tempo per lui, punta la pistola su Jorge Hikkon nascosto sotto il tavolo con la Perfezione in mano «Beccato. Avanti, esci fuori da lì, porcellino!» biascica le parole, il pugno del Mitsabo si fa sentire ma davvero non vedeva l’ora di dirlo.
Hikkon striscia fuori e si tira in piedi, per essere uno degli uomini più ricchi del mondo è assai patetico «Fottuti bastardi. Potevate ammazzarmi.»
Kaede tira un’altra sputazzata di sangue misto saliva e sogghigna «Hai paura porcellino?» gli tiene la pistola puntata alla testa, da quella distanza non ha mai sbagliato.
Hikkon scuote la testa «Si può sapere chi cazzo siete? E cosa diavolo volete?»
«Siamo liberi professionisti signor Hikkon» la voce del Datore arriva riprodotta dalle casse del droide di ricerca «Lei pensava di giocare con me, ma ero io a giocare, con tutti voi.»
Kaede sente di nuovo le gelide dita del Datore scavarle nei banchi di memoria e poi aprirsi a ventaglio lungo gli infiniti binari del Net. Un milione di porte si aprono in contemporanea nel suo cervello e la trasportano attraverso una moltitudine di percorsi virtuali: il dirigibile della Jersey Soda è in arrivo a un centinaio di metri dalla loro posizione, il Datore tiene bloccati i sistemi d’allarme e gli ascensori attraverso i chip adesivi, Hiroki è in pessime condizioni e necessita di supporto vitale immediato, su Channel9 va in onda un servizio sui brogli elettorali di Adam Wilson. Finestre su finestre si accumulano senza un ordine apparente, il Datore è ovunque.
Hikkon si sforza di sorridere «Ho capito.» si rivolge al droide «Sei un NetFlyer, e questi due devono essere i tuoi scagnozzi. Bravi, ma idioti. Potete anche uscire di qui con la Perfezione. Ma poi? Vi troveremo».
Il Datore avvampa in un improvviso picco emotivo seguito da una fragorosa risata «Sono io la Perfezione, sono sempre stato qui a osservarvi signor Hikkon. Il codice sorgente, le ricerche nel Net, tutti i vostri esperimenti erano solo bugie. Un inganno per attirarla qui.»
Hikkon sbianca di botto «Che diavolo significa?» balbetta.
«Significa che ha giocato con le persone sbagliate. Voleva il mio codice sorgente, e invece sarò io a prendere il suo.»
la pancia del droide si apre e rivela una pistola per i prelievi completa di capsule per la raccolta del patrimonio genetico.
Zweihander osserva la donna prendere l’attrezzo medico, Hikkon cerca di ritrarsi ma quello con il cervello di fuori lo afferra per un braccio e lo costringe in ginocchio. Ne ha sentito parlare in un locale di Nairobi da uno dei suoi, uno di quelli con le mani in pasta un po’ ovunque. Maledetti vampiri, ecco cosa sono, un nuovo tipo di terroristi, ladri e manipolatori di patrimonio genetico.
«Che intendete fare?» la voce di Hikkon è ridotta a un debole bisbiglio.
«Cosa potrebbe mai fare un NetFlyer di prima generazione con il suo DNA signor Hikkon? Praticamente di tutto. Clonazioni, spostamenti di capitale, posso perfino ordinarle le medicine e fargliele recapitare a casa. Lei è mio ora, e se la notizia dovesse mai trapelare beh, ci penseranno i suoi soci azionari a liberarsi di lei. Divertente vero?»
Kaede pianta la pistola ad aghi nel collo di Hikkon pallido come un fantasma, estrae tre capsule di siero.
«La pagherete molto…» Jorge non riesce a finire la frase, Kaede gli rifila uno sganassone che lo manda a rotolare sul pavimento privo di sensi «Devi stare zitto porcellino!» ridacchia, poi si gira verso Zweihander ancora coricato a terra «E tu» lo indica in modo tutt’altro che amichevole «Sappiamo chi sei, da dove vieni, tutto. Dimenticati di noi, o verremo a cercarti».
Zweihander alza la mano in segno di resa e fa capire di averne avute abbastanza, il wallet è al sicuro nelle sue tasche e tanto gli basta per non provare il minimo rancore.
Kaede infila le capsule cariche di sangue in un contenitore criogenico, i segnali di Hiroki sono sempre più confusi e intermittenti, il compagno si è appoggiato contro il muro in preda alle convulsioni. Kaede lo raccoglie con i neuroni che schizzano su e giù lungo gli snodi informatici della SigmaLab. Dalle telecamere riesce a vedere i soldati corporativi risalire il palazzo, sono tanti, troppi per affrontarli tutti.
Si butta fuori di corsa e ritorna alla scala con Hiroki sottobraccio. Appena raggiungono la pista degli elicotteri il Datore connette fra loro i chip adesivi e crea un reticolato di corto circuiti che spegne l’intero palazzo SigmaLab.
La folla assiepata sui marciapiedi osserva sbalordita il grattacielo SigmaLab diventare di colpo una colonna nera e inerte in mezzo alle luci della metropoli. Più in alto un dirigibile verde della Jersey Soda si allontana nella notte seguito dal solito jingle pubblicitario.
Il riflesso della modernità
È una giungla di fibra sintetica
E cani che mangiano cani
Che mangiano cani…