Racconto Fotografico 14

Un velo di sudore bagna la fronte di Automa Vetra sotto gli occhialoni di collegamento all’interfaccia Net. L’elastico traspirante non dissipa bene il calore, e tende a prudere dopo un uso prolungato.
Tecnologia di terza scelta, come tutto il Saint Moritz Biodynamics Institute del resto. Quel dannato visore è solo uno fra i tanti esempi che Automa ha in mente.
La ragazza guarda il timer a lato delle lenti e sbuffa; ancora un’oretta scarsa, poi dovrà levare le tende. I corsi serali usano lo stesso laboratorio, perciò deve sistemare e andarsene prima che gli altri corsisti arrivino, è il patto stipulato con il professor Marren.
Ha dovuto sudare non poco per avere l’accesso al lab oltre il normale orario scolastico, sarebbe una gran cazzata farsi ritirare il permesso proprio ora; anche se lei andrebbe avanti per ore.
La robotica è l’unica materia che davvero la interessa, che riesce a farla sognare.

Con il sudore che minaccia di scivolarle negli occhi digita l’ultimo blocco di testo: una riga di codice copiata da un sito della TrendTech, una delle tante sussidiarie low cost della Biodynamics.
Incuriosita, osserva la grafica creare un nuovo filamento in espansione sul tappeto geroglifico dei dati; il disegno appare come un’impalcatura scomposta sul fondo delle lenti. Ricomporlo è una vera impresa, la sua personale impresa.

Un ronzio sommesso accompagna l’operazione di ripristino, gli auricolari mandano scariche di fondo ma Automa resta concentrata sul filamento. Il nuovo codice sembra funzionare per davvero, l’impalcatura inizia a compattarsi.

La barra di caricamento ha appena superato il 37%, quando la schermata tira un flash e diventa nera di colpo, anche le scariche audio in cuffia cessano di manifestarsi.
Automa preme alla rinfusa qualsiasi tasto le capiti a tiro. Non funziona più niente, il computer sembra morto.

Maledetta tecnologia di bassa qualità!
La ragazza molla un pugno sulla tastiera e sfila il visore in preda alla collera; il nuovo setup è andato a puttane come tutti gli altri, tanto per cambiare.
Il repentino cambio di luminosità la costringe a stropicciarsi gli occhi con le mani, quando li riapre lo sguardo viene catturato da una maglietta fluorescente con il logo a tre punte della scuola stampato sul fronte.
«Ma ciao, Automa!»
Matthew Sinclair del quarto anno; il ragazzo più carino e antipatico dell’intero college è in attesa a due metri da lei con le braccia incrociate sul petto.
Un brivido le corre su per la spina dorsale, non c’è nessun altro lì in giro. Non è mai venuto nessuno a farle visita, figurarsi il biondino più famoso dell’intero istituto.
«Che vuoi, Matthew? »
Lui alza le spalle e tira su con il naso. «Sono in punizione e mi annoio. Sono venuto a vedere cosa combini.»
La squadra con il solito disinteresse, quello che fa battere il cuore a mille alle ragazzine del Saint Moritz.
«Fottiti. Hai spento tu la workstation?»
Lui ridacchia e alza di nuovo le spalle. «Può essere…»
Automa ingurgita l’incazzatura, si alza dalla poltroncina e va verso il computer principale, vicino alla postazione del professor Marren.
Stavolta era davvero sicura che quella maledetta mano artificiale si sarebbe mossa. Invece ora dovrà ricominciare daccapo tutta la procedura di setup, per colpa di quel coglione e dei suoi scherzi.
Lo stesso coglione che ora le si para davanti e le sbarra la strada. «Ti sei arrabbiata?»
No, non deve arrabbiarsi, così fa solo il suo gioco. I bulli fanno così, cercano la reazione. Automa stringe i pugni ma resta zitta. Si costringe a non guardarlo negli occhi, a non affrontarlo. Perché Matthew è tanto stronzo quanto bello, e ad averlo così vicino le emozioni sono tutte in conflitto fra loro. Fa questo effetto, Matthew.
Il ragazzo si gira verso il banco da lavoro in vetroresina e scoppia a ridere. «Non ci credo! Ancora cerchi di aggiustare quell’affare?»
Lo scheletro in acciaio della mano bionica si staglia sulla massa di attrezzi abbandonata alla rinfusa sul tavolo.
Automa lascia andare un sospiro sconsolato. «Ci stavo riuscendo. Prima che arrivassi tu a interrompermi.»
Il sorriso di lui si allarga fino a tagliargli a metà la faccia. «Sì, certo…» sbuffa ironico. «Perché non la pianti con queste stronzate e pensi a cose più divertenti? Ai ragazzi, per esempio.»
Automa lo guarda interrogativa. «Ai ragazzi?» Certo che pensa ai ragazzi, che cazzo di domanda è?
Matthew scuote la testa ancora più divertito. «Ragazzi e divertimento uguale sesso. Scommetto che ancora non l’hai fatto…»
Automa si sente sprofondare nel pavimento, tutti a scuola conoscono per filo e per segno le innumerevoli avventure amorose di Matthew. «E invece ti sbagli. Non m’interessano solo perché sono tutti stronzi come te.»
Matthew fa una linguaccia, ma poi diventa più serio. È diverso, ha una strana luce negli occhi. Si prende qualche secondo per squadrarla da capo a piedi, su e giù. «Sai, in realtà non sei male…»
Forse non ha capito bene. Le mani prendono a sudare all’istante, e la saliva sparisce dalla bocca. In che maniera la stava guardando?
Automa resta bloccata sul posto, un tornado di domande interrotte le frulla in testa.
Lui insiste un po’ impettito. «Dico davvero, Automa. Mi piaci.»
«I-In che senso?» Non ci sta capendo nulla.
Matthew annuisce, fa un passo avanti e le appoggia una mano sul braccio, le fa una piccola carezza. Ma è davvero Matthew?
Il ragazzo inclina la testa di lato e torna a sorriderle. «Perché non facciamo qualcosa insieme?»
Quasi sviene sul posto, è così agitata da tremare. «Smettila, Matthew. Non sei divertente.» Non lo è per niente, ha il cuore incastrato in gola.
Lui la guarda un poco stupito e gonfia il petto «Che c’è? Non ti piaccio?»
«Si-sì, cioè no.» Le parole escono più veloci dei pensieri.
Lui fa un altro passetto avanti. «E allora, qual è il problema?» Le appoggia le mani sulle spalle, e con quel gesto spazza via ogni resistenza. Automa non ha il coraggio di muoversi, non vuole interrompere quella magia.
Le mani di Matthew sono molto calde e sicure, le mani di un ragazzo più grande ed esperto di lei.
È davvero gentile, come mai lo è stato finora, la stringe piano sulle spalle. «Potremmo fare qualcosa insieme stasera, ti va? Io e te, intendo.»
Il cervello di Automa si spegne e va in shutdown, la abbandona in un silenzio totale. «Si che mi va.» Esce fuori appena un sussurro.
Matthew non risponde. La guarda dritta negli occhi e si limita a spostarle i capelli dietro l’orecchio. Pian piano avvicina la faccia alla sua .
È questo il momento più bello della sua vita? Proprio oggi? Si, lo è. Non ha mai provato nulla di simile, un’emozione così intensa da mozzarle il respiro.
Automa chiude gli occhi, si attacca alle braccia di Matthew e si solleva in punta di piedi.

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