Racconto Fotografico 14

Qualcosa di viscido e bagnato la colpisce in pieno viso; appiccica sugli occhi e s’attacca alle labbra.
Automa ricade sui talloni e si tocca la faccia, le dita scivolano sullo sputo di Matthew. Ha un mezzo sussulto, fa ancora un paio di respiri affannosi ed esplode a piangere. Le lacrime scendono subito violente e incontrollabili, piene di vergogna.
Matthew non la smette di ridere, si tocca il cyberware che tiene montato nell’occhio destro. «Avete registrato ragazzi? Pensava davvero che volessi baciarla! Il mostro c’è cascato in pieno… Missione compiuta, chiudo la trasmissione.»
Automa vorrebbe sparire in quello stesso istante, anche morire andrebbe bene. Non si pulisce nemmeno, pensa solo che ridono tutti di lei.
Sposta Matthew con una spallata e corre fuori nel corridoio deserto, si precipita in bagno, non sa dove altro nascondersi. Sbatte la porta e si barrica dentro una toilette.
Ha lo stomaco in subbuglio, le stringe così tanto che le viene da vomitare: per la rabbia e l’umiliazione, per il suo corpo, per Matthew, per tutto.
Piange fino ad esaurirsi, così tanto che è costretta a fermarsi perché non riesce a respirare e le esplode la testa.
I suoi attrezzi sono ancora abbandonati sul tavolo, ma non ha la forza per tornare a recuperarli: che se li tengano, che si tengano tutto. Chiude gli occhi e si abbandona in un angolo.

Qualcuno apre la porta dell’antibagno, Automa trattiene il fiato e spera che nessuno si accorga di lei.
«Automa, sei qui?» Catherine, riconosce la voce dell’amica e si sforza di alzare le palpebre.
Si lascia andare a un respiro profondo. «Sì, sono qui. Ho quasi fatto.»
Fa quel che può per ricomporsi, asciuga gli occhi e il naso con la manica, anche se sa che non riuscirà mai a nascondere i segni dello sfogo.
Sblocca la serratura e barcolla fuori; Catherine la sta aspettando appoggiata al bordo di una finestra, appena la vede uscire si tira in piedi. «Ehi, bimba! Che succede?»
Automa tiene lo sguardo il più basso possibile e tira dritto, verso i lavandini. «Non mi sento bene, Catty. Voglio andare a casa.» Apre l’acqua fredda e ci infila la faccia sotto. Rimane sotto il getto gelido per molti secondi, nella speranza che sia sufficiente a sgonfiarle un po’ gli occhi.
Quando riemerge il verdetto dello specchio è impietoso: si vede lontano un chilometro che ha pianto a dirotto.
Catherine le passa un asciugamano di cartaccia usa e getta. «Ho incontrato Matthew di sotto. Mi ha detto che ti avrei trovata qui…»
Automa si lascia scappare uno sbuffo e subito se ne pente.
«È successo qualcosa fra voi? Ti ha fatto male?»
Automa fa segno di no con la testa. «Solo un po’… »
«Quel pezzo di merda!» Le guance un po’ scavate dell’amica si colorano subito di rosso. «Che ti ha fatto?»
Automa le fa segno di tagliare con la mano, si vergogna troppo. «Non fa niente. Lascia stare… » Tanto quel video arriverà anche a lei. «Scusami. Vado a casa.»
Catherine si mordicchia il labbro inferiore, come fa quando vorrebbe dire qualcosa che non le viene. «Ti accompagno, se vuoi.»
Automa annuisce, è tutto quello di cui ha bisogno.

Per fortuna quello stronzo si è limitato a prendersela con lei e ha risparmiato i suoi attrezzi; sono ancora tutti sparpagliati sul piano da lavoro, dove li aveva lasciati. Prende lo zaino e infila tutto dentro il più veloce possibile.
Catherine torna con un piccolo bicchiere di tè caldo e glielo porge. «Fuori piove. Ce l’hai un ombrello?»
Automa fa cenno di no; beve un goccio di tè, il liquido fatica a superare il nodo che le stringe la gola.
Catherine raccoglie il suo sacco di stoffa e lo appoggia sul banco. «Forse non è il momento, ma volevo farti vedere una cosa…»
Automa finisce il tè e getta il bicchiere nel cestino. «Dopo. Ora andiamo via, ti prego.»
Catherine non insiste oltre, mette il sacco sulla spalla e le dà una mano a riordinare l’aula.

Una pioggia fitta e pesante scende su Berlino2, solo per evaporare a contatto con l’asfalto termico dei parcheggi: l’odore del bitume inumidito si sprigiona in calde zaffate al catrame. Appena oltre il parco dell’istituto, una muraglia di megaschermi multicolore applicati ai grattacieli si fonde e si specchia contro il grigio del cielo.
Catherine tira fuori un ombrello di plastica azzurra e lo apre sotto la tettoia del college.

 

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