Amici, bentornati!
Siamo appena al secondo appuntamento, e già questo spazio è diventato uno dei miei preferiti.
Stavolta nel nostro salotto virtuale ho portato l’autrice esordiente Ivana Ficarra, e la sua creatura: EZ-5.3 Figlia di Nessuno.
A differenza della precedente intervista, in cui mi sono dovuto presentare per la prima volta, Ivana è invece una vecchia conoscenza del nostro sito. Il punto in comune fra le due interviste è che in entrambe la webcam non funzionava.
Ok, la smetto subito. Dobbiamo parlare di un SACCO di roba.
Come dicevo Ivana e io ci conosciamo da tempo, un’amicizia virtuale nata da interessi e passioni in comune: fantascienza, cyberpunk, e scrittura in particolare. E volete che non siano questi gli argomenti di cui abbiamo parlato? È tutto allineato e perfetto con ciò che sono i temi del suo libro. Perciò, si vola a Taryn gente!
Taryn, Ivana mi ha raccontato una storia sull’origine di questa città. È un passaggio davvero interessante che già ci fa capire la serietà della ricerca dietro quest’opera.
Senza spoiler: Taryn è divisa in due distretti: Taiden e Ryne, divisi dal fiume Nio.
Ivana ha ripreso in questo la vera storia della città di Budapest, nata dall’unione delle città di Buda, Óbuda e Pest.
Devo dire che si è sbizzarrita in queste piccole perle, ne vedremo altre più avanti. Ivana è laureata in scienze delle investigazioni private, e attualmente è studentessa in giurisprudenza. Le sue materie preferite sono criminologia e informatica giuridica.
Con un curriculum del genere EZ-5.3 (taglio tattico) non poteva che essere una storia di hacker e intelligenze artificiali.
Ivana ha un grosso background culturale del mondo Cyberpunk, e questo si riflette molto nella costruzione degli ambienti cittadini. Cupi o sfavillanti, caotici e paurosi, o semplicemente decadenti.
La decadenza in particolare si percepisce molto nei luoghi che ruotano attorno a Ryne. Per crearli Ivana si è lasciata ispirare dagli scritti di Gibson, e perciò cari a quella fetta di pubblico che ama il Cyberpunk.
Di Gibson è anche la citazione all’inizio del libro, quasi a conferma delle sue parole.
La lettura è un fondamentale per chiunque voglia scrivere qualcosa di più di un biglietto della spesa, su questo Ivana non ha dubbi.
Durante l’intervista ho quindi provato a cogliere il suo punto di vista sulla scrittura, e qui ci sono alcuni altri piccoli spunti che ho raccolto.
Come dicevo prima, la base è sicuramente la lettura. Ivana è una lettrice accanita, e davvero gelosa dei suoi libri (che non presta a nessuno). Ha voluto anche farci un po’ invidia dichiarando di possedere una copia di “La notte che bruciamo Chrome” versione URANIA SPECIALE del 1989. Regalo del suo compagno Giacomo, che l’ha anche aiutata nella creazione del proprio libro.
La lettura quindi come spunto di contaminazione, sia per la trama, che per la tecnica da usare per svolgerla.
Ivana consiglia di mantenere una mentalità aperta, e di leggere (quanto più possibile) generi diversi, in modo da espandere al massimo il proprio portfolio culturale.
A questo primo punto, l’autrice ha poi aggiunto una “scaletta flessibile”, andando cioè a definire l’ordine principale degli eventi, pur mantenendosi la possibilità di cambiare alcune cose in corso d’opera.
Potrei quasi definirla una via di mezzo fra chi (come il sottoscritto), di scalette non ne fa proprio, e chi invece si sente meglio ad avere fissato sul foglio ogni singolo dettaglio di ciò che avverrà.
Una volta definiti questi primi step, Ivana ha impiegato circa un anno per scrivere la prima versione della storia, e un secondo è andato via in correzioni ed editing.
La figura dell’editor è assolutamente imprescindibile per ottenere un testo di una certa qualità, su questo punto siamo entrambi d’accordo.
Avere (almeno) una figura competente in supporto alla nostra storia permette di osservare la narrazione da diverse prospettive, oltre a fornire un prezioso aiuto su grammatica e correzioni.
Prima che venga fuori qualsiasi stronzata: sbagliare è umano, specie quando si fanno lavori del genere. A volte ci si concentra troppo sulle parole e la scena viene confusionaria, altre volte il contrario. Gli editor aiutano gli autori a mediare queste situazioni.
Un’altra cosa che vale la pena di menzionare all’interno della narrazione è il particolare impegno che Ivana ha messo nella costruzione degli elementi tecnologici presenti. Non si tratta solo di semplice fantasia, Ivana ha condotto molte ricerche per riuscire a dare un tono di veridicità a tutto il comparto virtuale della trama. Qui si sente molto la passione per la fantascienza dell’autrice.
Ivana ha condotto uno studio molto scrupoloso per arrivare a immaginare delle tecnologie che fossero compatibili con il periodo storico del racconto. I vari programmi e codici usati dal protagonista hanno infatti una discendenza da programmi davvero esistenti, come il virus Stuxnet (Forxnet nel libro), che ha colpito una centrale nucleare iraniana nel 2009, e a cui Ivana si è ispirata in un tentativo di replicarne il funzionamento nel corso del libro. Ci sono citazioni per veri nerd insomma.
Facendo poi un ulteriore accenno al contenuto di EZ-5.3, devo dire che mi è piaciuta molto la gestione dei protagonisti maschile/femminile. Lo stacco netto fra i due punti di vista, che si alternano un capitolo a testa, ci permette di cogliere diverse sfumature di una stessa situazione, luogo, persona.
Conscio della mia attitudine al cambio di sesso nelle storie, m’interessava in particolare capire se Ivana avesse trovato difficoltà nella gestione di un personaggio maschile. Non ne ha trovate. Solo in rari casi le è capitato di bloccarsi, ma ha risolto abbastanza facilmente con la semplice osservazione del mondo circostante.
Il che indica comunque un certo affiatamento con quella che è la natura del personaggio, a prescindere dalla sua sessualità.
Al momento Ivana si sta concedendo un po’ di meritato riposo autoriale, ma sono convinto che la vedremo presto di nuovo con la penna in mano. Sarà un lavoro completamente nuovo, oppure torneremo a percorrere il lungofiume di Riva? Magari con un seguito, oppure con una storia parallela a quella messa in campo in EZ-5.3.
Io qui non posso dire niente, c’è un segreto professionale da rispettare.
Come ultima suggestione ho chiesto a Ivana di suggerirci una lettura. Qualcosa di diverso dal genere da lei proposto, è che fosse fuori dai titoli “Classici”. Insomma, cercavo l’ennesima perla.
Ebbene, il titolo scelto dalla nostra è: “Il Selvaggio” di Guillermo Arriaga.
Non ha avuto esitazioni nel dare la risposta e nel definire il libro “bellissimo”, scatenando così la mia curiosità.
Direi che abbiamo fatto un bel viaggio, e ora è tempo di tornare a casa.
Ovviamente un grazie speciale va a Ivana, per la pazienza e la disponibilità durante l’intervista, e anche per la dedica sul libro.
Lascio qui sotto il link Amazon per acquistare EZ-5.3 Figlia di Nessuno.
Un bacione, a presto.