Le libellule arrivano sempre accompagnate da altre libellule. Amano viaggiare in sciami di cinque o sei individui, e si separano solo in prossimità dell’obbiettivo, all’ultimo secondo. Una tecnica studiata dai corpi di polizia per sorprendere il bersaglio e attaccarlo da più direzioni, senza che questo abbia il tempo di reagire.
Catherine schizza verso il rifugio segnalato da Bodian, appena più dietro vede Karl lanciarsi al suo inseguimento come un toro bombardato di steroidi. Il sibilo cresce d’intensità dietro di loro, non c’è più tempo. Precisa e letale, una delle Libellule li supera in volo a tutta velocità. D’istinto Catherine abbassa la testa e devia di lato. L’odore acre della benzina bruciata che avvolge il TAU si mescola allo zolfo dei fumogeni e le riempie bocca e polmoni. Lo sciame si è disperso. Intravede fra la polvere la sagoma di un uomo affacciarsi a una finestra al piano terra. È muscoloso, il petto coperto di tatuaggi al neon, e una sigaretta in bocca. L’uomo osserva il piccolo elicottero prendere quota, tira fuori un fucile e prende la mira. Una fitta rosa di pallini investe la Libellula che sbanda di lato, qualcuno riesce a penetrare la corazza, ma non abbastanza per abbatterla. Un fanalino rosso si accende sulla coda del sistema d’arma.
«Vattene! Cazzo, spostati da lì!» Catherine urla e agita le braccia in direzione del narcos. Lui la guarda appena, sputa la cicca insieme a una bestemmia e infila un’altra munizione in canna.
La Libellula sale ancora e manovra per allontanarsi dal tiro, lui richiude il fucile e prende la mira. Una seconda pioggia di piombini s’infrange sullo scafo del drone, stavolta il segnalatore ottico rosso si stacca e cade a terra.
Il CyBrain avverte qualcosa, porta lo sguardo di Catherine in un’altra direzione, all’apparenza una zona morta. Da quel lato si alza una nuvola di polvere che avanza veloce e annuncia l’arrivo di una seconda Libellula, questa vola a pelo di strada. Con le canne della gatling già in movimento.
Una rapida scarica di perforanti trasforma l’uomo in uno spruzzo d’interiora rosso brillante dipinto su un muro bucherellato.
Il CyBrain spinge come una pressa magnetica sul sistema nervoso di Catherine. Le impone di muoversi, di correre come il vento per la propria vita. Ogni alternativa porta al suicidio. Di nuovo avverte quella sensazione di cruda potenza scenderle nelle gambe, le sente esplodere di energia, il device e la paura non l’hanno mai spinta così oltre. Corre, e deve sforzarsi di rallentare il passo per permettere a Karl di starle dietro.
«In quel tunnel forza!» scendono giù da una rampa fino sul fondo di un largo canale di scolo piastrellato da immondizia di ogni sorta, il puzzo è vomitevole. Dalla grata in alto vede il drone fare un’ampia parabola a salire, per poi tornare indietro alla ricerca di nuovi bersagli.
Il CyBrain crea una mappa virtuale attorno a Catherine, fissa un ping per la risalita circa quattrocento metri più avanti.
Karl ha il fiato corto, il nuovo corpo di Automa deve pesare parecchio.
«Seguimi, laggiù in fondo c’è una scaletta.» indica il punto segnalato, oltre la loro visuale.
Vorrebbe andare, ma Karl resta piantato a terra «Lo conosci quel tizio? Ti fidi di lui?» alza un sopracciglio.
«No, ma non abbiamo alternative ora. Muoviti!» sposta i capelli di lato e comincia a correre sul fondo melmoso del canale, i rumori dello scontro ora si fanno più distanti.
Ratti, il CyBrain ne scova parecchi e li evidenzia tutti, anche i più moribondi e i più nascosti, forse ha attivato qualche tracciatura dei parametri vitali, o è solo diventato paranoico.
Catherine ripensa alla pistola lasciata nelle mani di Bodian. Se davvero non si fida perché gliel’ha lasciata? Stizzita scuote la testa e reprime la domanda. Karl è rimasto indietro di nuovo, si ferma ad aspettarlo.
Il gigante non ha un device a guidarlo nei movimenti, e la sua mole non lo aiuta di certo, senza contare Automa a peso morto su di lui. In un paio di occasioni Karl scivola e sprofonda nella putredine grassa e viscida fino alle ginocchia.
«Merda. Se mi va bene me la cavo con una mutazione genetica.» Karl risale, e Catherine nota l’attenzione che presta nel non sporcare Automa, conscio che quella potrebbe essere anche peggio di una mutazione.
Il ping di risalita brilla in giallo a circa 86 metri di distanza, dall’alto sente qualcuno urlare parole incomprensibili, poi spari e altre urla. Il CyBrain determina la posizione della fonte e la colloca sulla scacchiera tridimensionale, alla sua destra in avvicinamento rapido dall’alto.
Catherine guarda Karl e si porta un dito davanti alla bocca, poi gli fa segno di restare basso. Un gruppetto di persone arriva di corsa fino all’argine, spara qualche colpo, poi riparte e attraversa il canale. La grata sopra la testa di Catherine vibra così forte che sembra quasi possa crollarle addosso da un momento all’altro, sfoglie di ruggine e sporcizia piovono sulle sue spalle, staccate dal calpestare pesante di una ventina di piedi in corsa.
Sente nel suo petto il battito cardiaco accelerare, mano a mano che l’hardware neurale isola le vibrazioni della Libellula dagli altri rumori di fondo. Si paralizza sul posto, folgorata dalla certezza di essere in trappola, in quel buco non ci sono nascondigli che possano coprirli.
Trattiene il respiro, più che altro si dimentica di respirare mentre osserva il sistema d’arma lanciato all’inseguimento. Il drone plana e spara, le raffiche di multi canna sono brevi e precise, automatizzate. Sembra ignorarli, ma quando arriva sopra le loro teste la Libellula rallenta e si ferma. Beccati. Quei maledetti narcos l’hanno inavvertitamente attirata verso la loro posizione. E ora sono intrappolati lì sotto,.
Disarmati e già mezzi sepolti, pronti a diventare parte integrante dello schifo attorno, o peggio a finire in una cella per formiche. Chiude gli occhi, le mani tremano per l’agitazione anche se dentro ha smesso di ricevere stimoli, sente solo la bastarda consapevolezza che quella grata rugginose non può proteggerli, non è bastata a coprirli dalle telecamere del drone, figurarsi dai proiettili.
“Sistema codice: S73-A1. Attivazione Protocollo di fermo:
Abbandonare qualsiasi arma in vostro possesso, portare le mani dietro la nuca e inginocchiarsi, attendere istruzioni per l’identificazione. È assolutamente vietato…” e avanti, la voce è sempre quella del TAU, stesso tono piatto, stessa cantilena.
La Libellula ruota in orizzontale le turbine di coda e assume una posizione stazionaria, la gatling ruota a sua volta per allinearsi ai nuovi bersagli.
Gli attimi si allungano, come tempo che viaggia nel tempo.
“… Portare le mani dietro la nuca e inginocchiarsi…” stringe i pugni, li riapre. Di quanto sprofonderà nella melma facendo quanto le viene intimato? Si guarda attorno, non ha scelta. Il CyBrain finalmente è tranquillo, troppo tranquillo. Ora che ne ha davvero bisogno il gingillo non le fornisce alcuna informazione utile, nessuna via di fuga.
Il tanfo delle celle di rieducazione non dev’essere troppo diverso da quello che la circonda, acido e pungente che sembra quasi di averlo sulla lingua. E poi che altro? Pensa ai metodi di rieducazione: ai maltrattamenti, la violenza e le bastonate dispensate in quei luoghi Nel Net si possono trovare milioni di articoli a riguardo. Sente un vuoto, vorrebbe scappare, allontanarsi il più possibile, diventare aria.
Posa lo sguardo su Karl, sulla linea della mascella, squadrata e contratta per la rabbia, sui muscoli gonfi e le fasce nervose in tiro.
Ci vorranno settimane per dimostrare che loro non c’entrano nulla con tutto sto casino, forse mesi. «Siamo in trappola Karl. È finita.» le braccia pesano da morire mentre si costringe a sollevarle. Tocca pelle liscia e capelli finti mentre le mani s’incrociano dietro la testa. Socchiude gli occhi e torna a guardare in alto, una specie di fischio sale in un crescendo assordante, le sfonda i timpani. Nello stesso istante un flash, e un oggetto scuro che colpisce il corpo della Libellula. Il drone sfrigola tutto, emette un flash e scoppia in un violento lampo azzurro. Abbagliata Catherine porta una mano davanti agli occhi, indietreggia di un passo e colpisce qualcosa con il piede. Allarga le braccia in un disperato tentativo di riprendere l’equilibrio, poi va giù di schiena nel fango gelido.