«Catherine! Ci sei? Ehi Catherine!»
La voce di Bodian sembra arrivare da un remoto lontanissimo. Si gira per cercarlo, ma Bodian è già lì con lei, ha una mano sulla sua spalla e la scuote mentre la chiama.
Il TAU della polizia è ancora fermo davanti all’Alkimia, alimentate dal vento mattutino le fiamme turbinano intorno al veicolo con un rumore simile a un ruggito. Una nuova scarica di proiettili rimbalza sulla corazza del blindato senza procurargli danno.
«Passiamo dal retro. Presto!» Bodian le da un’ultima spintarella, poi parte di corsa senza aspettarla. Dalla massa informe di rifiuti le grida e gli spari delle formiche si fanno sempre più numerosi e vicini. Alza gli occhi, le strisce di fumo rosso all’orizzonte sono ormai una ventina, forse anche di più.
Catherine balza in piedi e scatta verso il retro dell’Alkimia, il CyBrain reagisce alla pressione in maniera autonoma, prima raccoglie e analizza i suoi pensieri, poi convoglia nelle gambe tutto lo sforzo. Raggiunge Bodian intento a scavalcare una recinzione e lo supera di slancio, si aiuta nella scalata grazie a un paio di sporgenze evidenziate in verde dal chip neurale. Atterra con un balzo oltre l’ostacolo, i piedi scivolano sul pietrisco, appoggia una mano a terra e riprende a correre a tutta velocità. Ogni cellula nel corpo di Catherine è una nanomacchina perfetta, satura di un’energia che neppure sapeva di possedere. Sul davanti del bar la battaglia prosegue, Catherine riconosce nella confusione di suoni le secche raffiche della mitragliatrice pesante, il blindato ha preso a muoversi.
Spinge sulle gambe, le sente così toniche e leggere che neppure le sembrano sue. Con un paio di rapidi balzi supera una tettoia dall’alto e si ferma davanti a una porta di ferro ossidato. È chiusa. A sbarrarle la strada c’è un grosso lucchetto, anticaglia funzionante grazie a un inserto di metallo sagomato. Non ha tempo per trovare la chiave, né per capire come funziona il meccanismo, torna indietro e recupera da terra un pezzo di tubo. Lo incastra fra i braccetti della serratura e tira con tutto il fiato che ha. Al terzo strattone il lucchetto cede, Catherine getta a terra il tubo ormai piegato a mezzo e si precipita dentro.
È buio pesto, ma riconosce il rumore continuo e le sagome chiare dei frigoriferi industriali tutt’intorno, il CyBrain velocizza i processi di adattamento oculare. Il locale è piccolo e odora di cibi mescolati fra loro, sistemati in scodelle sui vari ripiani che occupano il centro della cucina. Un’ombra alla porta dietro di lei la fa trasalire, si gira e trova Bodian intento a frugarsi nelle tasche. Il nuovo amico tira fuori dall’impermeabile una piccola torcia a led. Gira la luce sulle pareti finché non trova la porta che dà verso l’interno del locale, i proiettili picchiettano sull’esterno dell’edificio come piccole martellate.
Catherine fa per avvicinarsi, ma è la porta a venirle incontro. Un primo botto stacca buona parte dello stipite dal muro, Catherine si butta al riparo dietro un tavolo con la pistola in mano. Un secondo botto è sufficiente a sventrarla al centro, un braccio meccanico scava nella plastica e apre il buco finché della porta non resta che un contorno di schegge appuntite.
«Karl!» Catherine si alza.
Il gigante fa irruzione nel magazzino con Automa caricata come un sacco sulla spalla «Catty! Giuro che noi non c’entriamo nulla. Hanno preso a spararsi fra loro!»
Quasi neanche lo sente, non riesce a distogliere lo sguardo dall’amica girata di spalle, con la testa appoggiata sul collo di Karl «È ferita?» trova il coraggio di domandare.
Automa muove una mano, avanti e indietro come se cercasse di salutare «È tutto ok Catty. Sto bene. Normali disagi» le parole escono lente, appesantite.
«Sta bene Catty. È solo che» Karl scruta Bodian e si lascia scappare un secondo d’imbarazzo, poi torna su Catherine «Le è scesa tutta di botto. Insomma hai capito dai. È scesa.».
«Ho detto che sto bene. Devo solo riprendermi un attimo. Mi scoppia la testa» Automa si gira e sorride a Catherine, un sorrisetto dolce disegnato su un viso di pelle sintetica così pallida da essere quasi traslucida.
Automa ondeggia un po’ e ribalta gli occhi, con un certo sforzo li riporta in posizione e finalmente si accorge di Bodian. Lo scruta a fondo come fa di solito, con la solita espressione a metà fra la sorpresa e lo schifo «Mio Dio, ma chi cazzo ti ha lavorato in quel modo? È… sei, una specie….» Automa non riesce a finire la frase, ondeggia più forte, poi ribalta di nuovo gli occhi e sviene. Per fortuna.
Il CyBrain raccoglie fra i mille rumori di fondo un preciso sibilo fuori campo, aria pressurizzata espulsa dalle turbine di una squadra di droni in avvicinamento.
«Merda! Gli sbirri hanno chiamato rinforzi, Libellule in arrivo!»
Bodian afferra Catherine per un braccio e se la porta fuori all’aperto «Di mostro intendeva?» dice guardando un secondo in direzione di Karl e Automa, Catherine deglutisce a vuoto. «Non capisco Catherine. Sono loro i tuoi amici? Quella bambina sarebbe la tua amica?»
Catherine fa una smorfia colpevole e si gratta un braccio «No, cioè si. È un po’ più lunga di quella che ti raccontato. Ma credimi, loro non c’entrano niente con i TAU e tutto il resto .»
Bodian resta fermo qualche secondo, la protesi non le fornisce indizi sul suo stato emotivo, poi riprende a parlare «Dopo mi spiegherai meglio. Vedi la scritta LEROTIKA laggiù?» indica il punto con un dito.
Difficile non vederla: il totem corporativo sbuca in diagonale dal terreno per una ventina di metri, come se fosse arrivato a terra dalla stratosfera.
Catherine annuisce con la testa .
Bodian sfila dal collo una cordina su cui sono fissati diversi chip, ne stacca uno e glielo passa
«Dietro la scritta c’è una cabina dell’elettricità abbandonata. Con questo sblocchi il portellone, chiudetevi dentro. Sul fondo della stanza troverai una serie di quadri elettrici morti, conta il quarto da sinistra e cerca a lato lo sportello della batteria, quella la va inserita nello spazio frontale. Poi digita questo codice sul tastierino » Bodian le da in mano un biglietto «Sbloccherà una porta verso un trackpoint nel sottosuolo. È un posto sicuro, un rifugio del nostro gruppo, aspettatemi lì».
Catherine aggrotta la fronte «Tu dove vai? Non vieni con noi?»
«Non posso abbandonare così la moto. Devo metterla al sicuro, poi vi raggiungo. Tranquilla Catherine, è tutto ok» Bodian alza il pollice a conferma delle sue parole.
Catherine esita un secondo, poi gli afferra la manica dell’impermeabile «Fanculo. Abbiamo bisogno di te per andarcene Bodian. Non farti ammazzare, Tsubo non sarebbe contento.» prende la pistola e gliela mette in mano, poi si gira verso L’Alkimia.
«Karl! Da questa parte, presto!»