Funzionalità biologiche attive: 68%
L’input cerebrale arriva dal nulla, come uno sparo formato pop-up su una finestra gialla.
Ottimizzazione capacità in corso…
Rapide scariche d’impulsi elettromagnetici s’accendono a intermittenza e corrono lungo tutto il sistema nervoso.
Funzionalità biologiche attive: 99%
Safety check in 2h 40min.
Lo sfondo della schermata torna di un bel verde rassicurante, poi si chiude.
Mentre tagliano il Formicaio Catherine serra le mani sull’impermeabile rosso di Bodian con rinnovata forza. Le modulazioni neurali del CyBrain agiscono tutte insieme e spazzano via la stanchezza dai suoi occhi. In meno di un istante è di nuovo fresca e riposata, la notte insonne appena passata poco più di un ricordo.
A destra e sinistra il Formicaio continua per uno spazio che sembra infinito. Non c’è anima viva ovunque la provi a cercare, nessun rumore nell’aria se non il sibilo ronzato della moto. Bodian guida sicuro lungo stradine improvvisate, terra battuta e sassi chiazzati di polvere chimica e marciume. Catherine osserva lo scorrere aritmico degli edifici, blocchi senza logica di lamiera contorta e travi rugginose, cemento plastico e ancora tanto marciume. Aggrappati l’uno sull’altro i loculi abitativi sembrano quasi calpestarsi a vicenda nel tentativo di trovare una via di fuga verso il cielo. C’è qualcosa di così sbagliato in quel posto, ma soprattutto in quella statica assenza di suoni.
Appena un quarto d’ora prima aveva delle sensazioni piacevoli, ora è già cambiato tutto. Con la mano batte un colpo sul fianco del pilota e si sporge avanti per farsi sentire «Bodian…»
La moto rallenta, anche Bodian si guarda intorno e Catherine capisce che è perplesso pure lui.
«Tira una brutta aria qui. Dobbiamo trovare i tuoi amici e andarcene alla svelta» il modulatore vocale di Bodian gracchia da morire.
«Non c’è più nessuno. Dove sono spariti tutti?» formula la domanda con un filo di voce, senza aspettarsi una vera risposta.
Un centinaio di metri dopo girano l’angolo, Bodian rallenta ancora e allarga il braccio. Punta con il dito un casermone industriale su più piani. L’area è piena di alti silos in buona parte sfondati, ricorda una sorta di raffineria chimica abbandonata «Guarda bene!» ormai sono quasi fermi. Catherine si concentra nel punto esatto dove Bodian sta indicando. Ci mette un attimo, stringe gli occhi, poi le vede.
Ombre umane che sgattaiolano fra le tubature aperte, nascoste dietro finestre spaccate, e altre ancora appiattite fra i rovi della malerba.
«Li hai visti?»
Catherine annuisce, ora che li ha messi a fuoco ne vede anche nascosti negli edifici intorno.
«Non ce l’hanno con noi, ma questa situazione non mi piace per niente. Siamo arrivati ormai, andiamo!» riprendono la strada, Bodian ci da giù pesante sulla manetta.
Fanno un paio di chilometri ancora, più vanno avanti e più il Formicaio continua a mutare di aspetto. Ora il cemento va per la maggiore, lo scenario sembra il cadavere decomposto di una zona residenziale, forse addirittura un rimasuglio della vecchia Berlino.
Di colpo Bodian spegne la moto e sfrutta l’inerzia per condurla al riparo dietro un cumulo di macerie. Ora lo sente, un grosso motore brontola al minimo da qualche parte più avanti, dev’essere per quello che Bodian si è fermato. Smonta dal mezzo e fa scivolare la mano sotto la felpa fino a toccare la pistola di Automa. La prende e la sposta in una posizione più comoda, nel tascone davanti. Automa, muore dalla voglia di trovarla solo per poterla coprire d’insulti.
Bodian parcheggia la moto in un punto in ombra, poi si abbassa dietro un muretto a osservare qualcosa, lo raggiunge restando bassa per non farsi vedere.
«Che succede?» bisbiglia, e si accorge che la protesi di Bodian non ha fori o predisposizioni per apparati auricolari.
«Più avanti, c’è un blindato in fondo alla strada, davanti all’Alkimia. A occhio sembra un TAU delle squadre speciali »
«Ma che cazzo… È il locale che dicevi, giusto?»
Bodian annuisce «Se c’è uno di quei bestioni è probabile che qui intorno ce ne siano altri a dargli supporto. Facciamo attenzione» le fa un gesto con la mano. Il gesto di muoversi in fretta, e soprattutto in silenzio.
Scattano quasi in simultanea, restano abbassati e attraversano la strada. Catherine fa giusto in tempo a vedere il mastodonte dipinto di nero, fermo in uno spiazzo più avanti. Bodian la conduce attraverso una serie di pertugi e cunicoli fra le baracche, perdono di vista il mezzo mentre si spostano. L’aria in quei passaggi è satura del lezzo pungente di sostanze chimiche andate a male. Dall’interno delle catapecchie riciclate a raffinerie clandestine arrivano rumori sommessi, la gente del Formicaio ha paura e se ne sta ben nascosta.
Fanno un giro piuttosto ampio Catherine percepisce che il CyBrain è attivo nel suo subconscio, porta delle lievi correzioni neurali ai suoi movimenti, li ottimizza. Il rumore del blindato ora è molto più grave, e molto più vicino, riesce a sentire delle voci umane provenire da quella parte. Il CyBrain calcola una distanza dall’obiettivo di 27,46 metri in linea d’aria. Linea rotta da alcune piramidi composte da carcasse impilate di vecchie autovetture.
Catherine avanza di soppiatto fino al limitare del cumulo di rifiuti, proprio come una formica infila la testa nel buco di un finestrino rotto e osserva la scena.