Da parte sua SponsorCity in quel venerdì 26 marzo si stava dimostrando anche più cieca ed insensibile del solito, appena fuori dai suoi confini le cose stavano rapidamente precipitando verso un epilogo dai contorni tragici, eppure nessuno sembrava rendersene davvero conto.
In generale i berlinesi rifiutavano caparbiamente di considerare il Formicaio come un loro problema; al massimo poteva essere un problema delle Forze di Ordine Pubblico, magari del sindaco o del governo, ma sicuramente non dei cittadini comuni, i quali preferivano ignorarne le infiltrazioni e sminuirne le problematiche con una buona dose d’indifferenza. Più che cattiveria o superiorità, in quell’atteggiamento si poteva leggere una sorta di “resistenza passiva”: un complesso meccanismo di autodifesa sociale verso una situazione così profondamente radicata da essere ormai divenuta irrisolvibile, il Formicaio veniva considerato come un territorio perduto e senza speranza, molto lontano dalla sopraelevata realtà urbana di cui non avrebbe mai fatto parte.
Certo non tutti la pensavano allo stesso modo, il quartiere Wald ad esempio non aveva mai nascosto le proprie simpatie verso il popolo delle formiche condividendone i valori e appoggiandone spesso le battaglie sociali senza mai risparmiarsi sulla violenza, ma quelle erano eccezioni e come tali andavano considerate.
Qualsiasi cosa stesse succedendo nel Formicaio non sembrava essere in grado di penetrare oltre il blocco dei quartieri esterni che si ergevano come improvvisate scogliere sulla marea, naturali barriere contro il nero e disperato caos che le formiche stavano generando nelle loro tane.
In tutto questo la Gabbia giocava un ruolo fondamentale, il Network governativo non si faceva remore a falsare ed occultare ai propri utenti le informazioni scomode. Per Vanessa la questione era abbastanza semplice: per quanto manipolata e limitata nelle funzionalità, la Gabbia costituiva l’unico punto d’accesso sicuro al mondo virtuale. In quanto lei stessa un’intelligenza artificiale, effettuare una connessione al Net significava esporsi al rischio che qualche NetRunner, o peggio NetFlyer, potesse annusare la sua presenza all’interno della Rete e usare la scia di backdoor lasciata dalla sua navigazione come trampolino di lancio per attaccarla direttamente. In una realtà traslucida come quella virtuale, quanto prestigio poteva portare effettuare un hack sul cyborg più famoso del mondo, e magari friggergli i circuiti cerebrali?
Se il Net era potenzialmente pericoloso per l’utente medio, per Vanessa si trattava di un gioco mortale, la Gabbia con tutte le sue limitazioni restava quindi l’unica opzione percorribile per un collegamento relativamente sicuro.
Il pranzo venne preparato e servito con grandissima cura, anche Amy sembrava molto più rilassata, come se si fosse finalmente scrollata di dosso quella patina odiosa di professionalità a tutti i costi. Il vero animatore della tavolata però era Lucius, a dispetto di una fisicità minacciosa e probabilmente anche molto pericolosa, era un tipo simpatico, una volta che ebbe trovato il piglio giusto cominciò a sparare una serie di aneddoti piccanti e battute pungenti a cui era impossibile non ridere.
Mangiò anche Vanessa quel giorno, lo chef preparò per lei due assaggi speciali, una specie di polpetta ricoperta da una glassa giallo senape, e una tartina di polipo color viola scuro e arancione.
A pranzo praticamente finito, un tipo strano arrivò dall’altra sala, quasi per errore: aveva capelli lunghi e biondissimi tagliati con una frangia che ricordava molto le parrucche posticce dei mercatini Soviet, abbigliato con una discutibile tutina aderente azzurro cielo e blu che osannava la sua attrezzatura maschile. Il nuovo arrivato barcollò verso il bagno appoggiandosi qui e là ai bordi del mobilio in legno anticato, passò davanti al tavolo di Vanessa quasi senza accorgersi della loro presenza, proseguì ancora qualche passo, poi si bloccò di colpo in mezzo alla sala. Restò immobile qualche secondo a pensare, si girò e tornò sui suoi passi fino a raggiungere Vanessa e gli altri, si mise proprio di fronte a lei piantando i pugni sul tavolo e socchiudendo gli occhi per metterla a fuoco, quando fu convinto che era davvero chi pensava che fosse si lasciò andare :<<Bambola, te lo devo proprio dire. Sei il mio cazzo di sogno erotico di sempre… >> lo disse guardandola dritta negli occhi, ammiccando come un seduttore navigato e contemporaneamente sforzandosi di trattenere una risata che gli scappava fuori da ogni parte.
In quel preciso momento Gérard che era lì vicino sbiancò di botto come colto da un improvviso malore terminale.
Lucius e Vernant scattarono in piedi come molle cercando di afferrare il tipo per le braccia, ma questi ondeggiò all’indietro di due passi facendogli mancare di un soffio la presa, poi si rivolse ai due bodyguard alzando le mani :<< Ehi ehi, cazzo di bestioni, giù le mani! La conosco! Giuro che la conosco! Vanessa, non guardarmi cosi e diglielo che ti conosco… >>
Patrick Kolze dei “Bloodberry Juice” libido e sfacelo Hi-tech Roll con evidenti influenze glam, proprio come voleva la moda del momento fra gli adolescenti della mid class, gente che suonava forte. Certo che lo conosceva.
Qualche minuto dopo i due gruppi si erano fusi in un’unica compagnia ed i ragazzi spingevano sui drink corretti come Runners in una banca dati statale.
Neanche un’ora dopo i Bloodberry avevano finito tutta la droga solubile che si erano portati dietro ed iniziavano a scalpitare come cavalli per trovarne di nuova.
Prima di congedarsi per cercare un nuovo pusher Patrick si avvicinò a Vanessa :<<Senti qua bella, un po’ ho capito la situazione, ma quel coglione del sindaco ci vuole tutti a nanna presto. Non troverai un cazzo di aperto in tutta Berlino2 per il tuo venerdì di festa, ho sentito che vuole mettere un fottuto coprifuoco in tutta la città.>> Si avvicinò ancora di più, stava cavalcando gli high dell’anfetamina come un cowboy in un rodeo :<<Ma….>> cercò qualcosa in una tasca nascosta :<<I Bloodberry se ne fottono del sindaco, e stasera faremo una cazzo di festa da panico>> appoggiò sul tavolo una tessera magnetica e l’allungò verso Vanessa, poi continuò :<<Abbiamo affittato tutto l’ultimo piano del Ni-Hagara Palace, anche il tetto. È nel distretto americano Queen, e gli americani se ne fregano delle ordinanze del sindaco. Niente giornalisti o connectors del cazzo, solo bella gente, roba buona, e musica fino all’alba. Volevi una festa no?>>
Senza dire una parola lei prese la tessera e se la rigirò fra le dita metalliche un paio di volte osservando i motivi azzurri incisi al laser sulla superficie, poi la mise in tasca e si avvicinò all’orecchio dell’uomo :<< Ci vediamo più tardi allora>>, lui fece per alzarsi ed andarsene soddisfatto dalla risposta, ma Vanessa lo acchiappò per un polso e se lo trascinò nuovamente vicino :<<… Prima di uscire metti un paio di occhiali da sole Patrick. Sembra che un drago ti abbia appena sputato del fuoco negli occhi>>.