Arrivati in fondo alla rampa Lucius attivò la schermatura del veicolo e invece di girare a destra scartò a sinistra entrando nel Ringpalast, percorsero un centinaio di metri fra i negozi per poi svoltare in un cunicolo laterale che terminava con una saracinesca, Vernant digitò un codice sul computer di bordo e questa lentamente si sollevò permettendo loro di scendere nei livelli inferiori della costruzione.
Le autostrade dopo aver tagliato l’intera città in linea retta, in prossimità del primo anello s’immergevano sotto di esso per poi uscire di nuovo dall’altra parte e riprendere il normale percorso, ecco perché era necessario infilarsi in quegli stretti tunnel chiusi al pubblico per raggiungerle; poco illuminate e generalmente sinistre le gallerie di congiunzione tagliavano l’intero blocco della circonvallazione ed il conseguente traffico affondando con forza nelle viscere esposte del Ringpalast.
Amy nel frattempo aveva ripreso una sorta di controllo sulla sua emotività, abbastanza per tentare un ritorno sull’argomento :<<Signorina Lowprandt, vuole controllare quello che ho scritto prima che lo invio?>> disse cercando di passarle nuovamente il palmare, stavolta con più attenzione, ma non ricevette risposta perché raggiunta l’autostrada la macchina accelerò brutalmente per mettersi al passo con le altre e Vanessa si affrettò a sporgersi fra i sedili davanti :<<Prendi la sesta uscita Lucius, vi porto a mangiare al Friedrich>>, dopo aver dato le indicazioni per arrivare al ristorante la Dark Queen tornò a buttarsi indietro sul sedile posteriore con aria sconfitta :<<Sai Amy, sto seriamente cominciando a pensare che le parole di Serj non erano poi così fuori posto, vuoi smetterla per cortesia? Sei stata brava ok, ma oggi non scriverai niente a nessuno, non per conto mio almeno. Ho detto che andiamo a divertirci. Tu vuoi venire con noi o ti dobbiamo lasciare da qualche parte?>>
Amy richiuse il palmare e lo agganciò ad un polsino, forse era il caso di smetterla davvero :<<Ok ok credo di aver capito, non lo faccio più. Sono dei vostri, ovviamente.>> disse con un sorriso più imbarazzato che altro.
Pochi chilometri dopo il gruppo prese l’uscita indicata da Vanessa, attraversarono l’autostrada su uno dei ponti di collegamento per entrare infine in una delle tante zone d’affari di SponsorCity.
Centinaia, se non addirittura migliaia di loghi ed insegne multicolore affollavano le facciate dei grattacieli intorno, alcune erano fisse, altre animate, altre ancora proiettavano in continuazione spot tridimensionali ad alto impatto visivo che sembravano letteralmente travolgere lo spettatore in un delirio di colori ultravioletti. I marciapiedi ed i punti di ristoro della zona erano invasi da impiegati in abiti eleganti che, come galli da competizione, non vedevano l’ora di potersi trovare davanti ad un hotdog per raccontare agli altri la favola delle loro indiscutibili qualità, e dei modi in cui avevano brillantemente risolto i problemi aziendali accrescendone gli utili. Storie condite con la fantasia di un film, il cui scopo era semplicemente quello di impressionare colleghi e rivali durante le pause pranzo, ma che scoppiavano come bolle di sapone non appena l’ora di tornare in ufficio si avvicinava.
:<< Eccolo, è quello!>> disse Vanessa indicando un grattacielo del tutto simile a quelli attorno :<<C’è l’entrata del garage sul retro, dobbiamo fare il giro>>.
Poco dopo stavano entrando nel primo livello interrato dell’edificio; da qui seguirono un paio di indicazioni luminose poste fra le file di belle macchine parcheggiate ed in breve arrivarono ad una piccola zona recintata che portava le insegne del ristorante.
Appena si fermarono dall’ombra sbucò un droide parcheggiatore vestito in modo buffamente elegante che andò ad affacciarsi al finestrino di Lucius :<<Benvenuti al Friedrich der Große. I clienti del locale possono accedere al servizio di parcheggio sorvegliato. Siete clienti del loc…>> la voce metallica del droide venne interrotta da quella di Lucius che non avendo tirato giù il finestrino, parlava dal microfono della vettura :<< Si, siamo clienti del locale, qui in macchina c’è Vanessa Lowprandt.>> il droide continuando imperterrito a fissare il finestrino oscurato dietro cui si trovava il bodyguard sollevò una mano metallica nella sua direzione muovendola a scatti per imitare un gesto di saluto:<<Buonasera signorina Vanessa, è un piacere averl… >> di nuovo Lucius lo interruppe borbottandogli sopra spazientito :<< Non sono Vanessa cazzo! Ho detto che qui in macchina c’è… Va beh lascia perdere, ci fai entrare o no?>> il droide sembrava aver bisogno di qualche profondo e urgente aggiornamento perché per un paio di secondi ancora continuò a salutare muovendo la manina nel vuoto, poi finalmente riuscì ad elaborare il messaggio ed esclamò :<<Si certo! vi apro subito>>, il cancello cominciò a muoversi :<<Prego signori avanti. Potrete trovare dei posti liberi per il vostro veicolo in: A1, A3, A6…>> appena il cancello si aprì quel tanto che bastava per farci passare l’auto Lucius partì di scatto lasciando il droide a continuare la conta dei parcheggi liberi da solo.
Come da addestramento i primi a scendere dall’auto furono Lucius e Vernant, e solo dopo aver dato un’occhiata attenta all’ambiente circostante fecero smontare Vanessa e Amy; alcune bocchette di aerazione riscaldavano il garage con getti d’aria tiepida, smorzando per quanto possibile l’odore di pneumatico e batteria che impregnava l’ambiente, il droide non li seguì ma attese all’esterno della recinzione che il cancello si richiudesse per tornare a nascondersi nell’ombra.
Sicuramente il locale doveva essere abbastanza vuoto perché in tutto ci saranno state quattro o cinque macchine su una ventina di posti disponibili, questo permise alla compagnia di rilassarsi ulteriormente, un minor numero di persone attorno significava una drastica riduzione di possibili rischi e rotture, l’ideale per il piano organizzato da Vanessa. Un’ascensore con le porte aperte attendeva i clienti, sopra di esso due grandi levrieri dorati sembravano contendersi la scritta “Friedrich der Große Restaurant”, dall’interno le note di un’antica opera tedesca si diffondevano nell’aria. Tra sé e sé Amy che non era mai stata in quel locale si chiese per quale cavolo di motivo fossero stati scelti due cani per rappresentare l’insegna di un ristorante, forse una volta arrivati al piano avrebbe trovato la risposta; lo sconforto precedente stava velocemente cedendo il posto alla curiosità e all’eccitazione, quante persone al mondo potevano vantarsi d’aver ricevuto un invito a pranzo da Vanessa Lowprandt? E quante persone al mondo lo avevano ricevuto per il puro piacere di fare qualcosa insieme?