S01E01 – GEIST

The Frame is running all our systems, no way to shut it down…
Catherine si fermò un istante davanti al portone elettrico, prima di uscire dall’edificio. Mise una mano all’interno del cappuccio, la allargò facendo presa su di esso, e se lo calò sui corti capelli blu coprendoli, in un gesto a metà fra il pratico ed il teatrale avrebbe detto qualcuno. Ripercorse rapidamente tutti i punti dell’azione compiuti, e quelli ancora da compiere, si assicurò a mente d’aver rispettato il piano in ogni dettaglio, quindi aprì la porta, gettandosi nella metropoli. Prese a camminare con passo veloce e sicuro, la testa alta, lo sguardo determinato volto dritto di fronte a lei. Sembrava eterea come un fantasma mentre si muoveva sgattaiolando fra la calca di gente ammassata sui marciapiedi. Umani sfilavano, volti tristi e felici, belli, immobili e ignobili. Gente che perdeva la propria anima in quelle strade, e gente che avrebbe sempre voluto averne una.
… Outcries of panic in the distance, fear.. all around…
Che importanza aveva adesso? Nessuna, doveva solo muoversi. Camminò ancora parecchio, fino a quando il suo orologio da polso non suonò una sveglia, a quel punto svoltò rapidamente in un vicolo buio a lato della principale, nascosta nella penombra di una tettoia malandata attese il passaggio dello zeppelin pubblicitario. Tornò a muoversi solo quando il dirigibile fu sparito fra un grattacielo e l’altro, non era necessario certo, ma una precauzione in più non faceva certo male. Stavolta invece di passare per le strade principali, continuò lungo un dedalo di vicoli oscuri e maleodoranti, passaggi schiacciati fra edifici alti centinaia di metri e per nulla raccomandabili, ma che lei conosceva come casa sua. Raggiunta un’anonima zona di scarico merci si fermò di nuovo e spense ogni apparecchiatura tecnologica per non essere tracciata, poi riprese il percorso.
…No satellites, no radio, no TV, i can’t even use my phone…
Si mosse nella penombra e nel silenzio d’un luogo che sembrava surreale per una mezz’ora almeno, finché ad un certo punto si fermò davanti un portone di ferro arrugginito e vi bussò vigorosamente per 4 volte. Ci fu silenzio per qualche secondo, poi la porta sembrò letteralmente esploderle addosso sotto la spinta di una figura gigantesca.
Colta completamente alla sprovvista Catherine fece tre passi indietro cercando di prendere le distanze da quella specie di mostro fatto di tatuaggi, muscoli e impianti meccanici, un attimo di smarrimento da cui tuttavia si riprese in fretta, senza ulteriori esitazioni si preparò ad affrontare il demone innestato che le si parava di fronte.
:<<Hai sbagliato porta fighetta, e non puoi neanche immaginare quanto ti costerà!>> le ringhiò addosso l’uomo con voce sprezzante, mentre si avvicinava lentamente, torreggiando sulla sua preda.
… We need to wake up from this bad dream, we’re not alone!
Lei strinse i pugni forte, assumendo una posizione di guardia mentre lui le si faceva sotto, sempre più vicino, troppo vicino.
Fu una voce femminile che urlava da un ripetitore interno a fermarlo. :<<Karl, maledetto coglione! Non vedi che è Catty? Vuoi proprio farti ammazzare qui sul posto?>> a quelle parole l’uomo strabuzzò gli occhi incredulo mentre sul viso di lei apparve un sorriso ambiguo e freddo come le notti d’inverno di Berlino2. Karl abbassò lo sguardo imbarazzato per l’errore, incapace di sostenere quello della giovane dai capelli blu, poi fece un gesto di scuse con la mano e si fece da parte per lasciarla entrare. Catherine passò oltre senza dare troppo peso all’energumeno, puntando direttamente verso la voce femminile che aveva parlato poco prima dal ripetitore. Karl intanto chiuse nuovamente la porta , e tornò al suo posto di guardia.
(Remastered 16/11/2021)
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