L’idea è abbastanza semplice, la prima che le è venuta in mente: passare lo store sulla parte più esterna e dileguarsi uscendo dalla porta principale, come un normale utente. Catherine alza gli occhi su un cielo plumbeo, striato da scariche elettriche. Comincia a muoversi, sorpassa numerosi highlights e parecchie riproduzioni grafiche dei più disparati prodotti CY CORE; anche armi, una montagna di armi. Per un frame tutto rallenta, la schermata vibra appena, un solo istante. Il CyBrain lancia un allarme e l’avvisa che la Deadline è penetrata nel server. È davvero duro, i server corporativi hanno protezioni eccellenti. Lo Store entra in modalità emergenza: tutto l’etere sfuma in un rosso pallido, i software corporativi si muovono all’unisono per intercettare l’intruso.
Catherine prova a sbloccare l’arsenale del CyBrain, ma trova ancora le librerie intasate, una sorta di criostasi coperta dal solito loop del cazzo. Accelera il passo, lo sente vicino, troppo vicino. Svolta un angolo e sente un rumore di spari alle sue spalle, troppo vicini. Catherine non si volta neanche, fa un bel respiro e corre come il vento, più veloce che può. Spinge con tutto quello che ha, si consuma nel Solvente fino a diventare piccola quanto un fotone. Schizza via nella connessione, avanza, ma non si muove. Il loop la riporta sempre allo stesso punto.
Di nuovo quel tuono e un’ulteriore distorsione nella realtà virtuale; la Deadline si manifesta proprio di fronte a Catherine. Esce dal vuoto quantico, immensa, almeno tre volte la sua altezza. Gli occhi laser si fissano nei suoi, l’elmo da scimmia sorride, le zanne oblunghe e ricurve schiumano bava di Hexazine. Sul petto dell’armatura samurai è impresso il nome del programma: Shiba.Ro.
Catherine cerca di liberarsi, un codice, una soluzione. La bocca di metallo di Shiba.Ro si spalanca sul collo di folta pelliccia. Esce un lamento brutale, terribile. Catherine si dimena, ordina al CyBrain di allontanarla dal mostro digitale, ma non funziona. È tutto congelato. Shiba.Ro urla e carica. Il calcio la investe in pieno come uno tsunami, come mille pugni nell’uragano. L’avatar esplode in un flash di luce.
La bomba di dati compressi la getta indietro come un missile terra-terra, sfonda di testa i comparti stagni dello Store fin quasi al centro, nella zona riservata. L’immagine si ricompone, fili di luce si staccano dall’avatar di Catherine. Si tira in piedi a fatica, in mezzo alle ricostruzioni grafiche delle vasche d’immersione. Molte sono occupate, corpi nudi e immobili galleggiano nel Solvente.
Shiba.Ro l’ha già raggiunta, si scrolla di dosso un antihack corporativo, lo calpesta e si getta su di lei. Stavolta l’afferra per il collo. La solleva al cielo e senza una parola la sbatte di sotto, dentro una vasca piena. Catherine impatta di violenza contro il corpo all’interno. Per un attimo le connessioni si sfiorano, il CyBrain cerca un ponte per agganciarsi a essa. Troppo lento, troppo occluso. Shiba.Ro decodifica le intenzioni del device, ripesca Catherine e la getta lontano, attraverso l’ambiente virtuale. Numerose vasche vanno in frantumi, gli utenti CY CORE svaniscono o si danno alla fuga, tutta l’architettura del server vacilla, è corrotta o compromessa. La Deadline non conosce pietà, ancora riparte e inveisce su Catherine. La trascina per i capelli fino al bordo di una vasca libera, poi cerca di affogarla dentro.
MadCath si dimena come una pazza, beve Solvente, la gola e lo stomaco bruciano come l’Inferno, sente gli occhi sciogliersi e la carne del viso staccarsi dalle ossa. È troppo. Catherine non regge lo shock, gli input rallentano fino a fermarsi.
L’avatar collassa su sé stesso, poi esplode.
Primo Nodo di Collegamento Interno:
Catherine apre gli occhi al punto di ripristino. Le ceneri della precedente connessione cadono come grigia neve da un cielo sempre più malato.
Shiba.Ro arriverà a momenti, può quasi sentirlo urlare tutta la sua rabbia. È vicina al Rabbit Hole, dove il CyBrain ha riscontrato l’anomalia e fissato il backup. La ragnatela avvolge ancora le sue librerie, ma il device in questo punto è più responsivo e mobile, forse può usarlo per distrarre Shiba.Ro.
Si piazza proprio all’entrata del passaggio, un buco nero che guarda verso l’infinito.
Il solito tuono annuncia l’arrivo di Shiba.Ro, il vento si alza e fa mulinare le ceneri di MadCath che ancora scendono copiose dal cielo.
Viene avanti camminando, dalla tenebra del DarkNet. Gli occhi laser come un mantra si fissano nei suoi, il lamento di Shiba.Ro ghiaccia il sangue.
Stringe i pugni e si fa coraggio, crea subito un altro avatar e lo sovrappone al suo. Poi ci carica sopra i dati del CyBrain per rendere il simulacro autonomo e credibile, nella speranza che sia sufficiente a distrarre la Deadline.
Shiba.Ro carica come un rinoceronte, una corsa che parte lenta, ma che aumenta di forza e intensità a ogni falcata.
Vorrebbe dire una preghiera, se solo gliene venisse in mente una.
Si tiene salda fino all’ultimo secondo, poi ordina al clone di gettarsi nel Rabbit Hole, e lei si lancia nella direzione opposta.
Shiba.Ro ha un istante d’incertezza, solo un’attimo di dubbio; poi abbassa la testa e si butta su Catherine scartando il clone. La investe in pieno come un autoarticolato, una botta che la travolge e la scaglia lontano. Disperata richiama indietro il clone comandato dal CyBrain. Non funziona, la linea è morta, nessuna risposta, nessun segnale dal device. Shiba.Ro si lecca le zanne, nella sua mano si materializza la spada.
Il software ricomincia l’attacco. Il primo fendente del mostro lo scansa di puro riflesso, il secondo la colpisce con il piatto della lama e la ributta vicino al Rabbit Hole. L’avatar torna a perdere copiosi filamenti di luce.
Shiba.Ro continua a incalzarla.
Ormai pronta a resettare tutto, a interrompere la connessione, quando sente di nuovo un impulso provenire dal CyBrain.
Il clone di Catherine emerge in corsa dalla tana del coniglio e si lancia a braccia aperte sulla creatura digitale. La Deadline sciabola con precisione, taglia il clone e lo fa esplodere in urlo assordante. L’interferenza sonora colpisce Shiba.Ro e lo fa barcollare indietro.
Il flusso dati CyBrain torna dentro Catherine con le librerie tutte sbloccate. La crisalide della Deadline è svanita.
Defend yourself
La prima arma che le viene in mente è la pistola di Automa. La richiama: nella sua mano si crea una copia perfetta dell’oggetto. La spiana sul bersaglio e spara.
Furiosa spara a ripetizione, giù tutto un caricatore e subito il CyBrain lo riempie di nuovo. Una pioggia di proiettili investe la Deadline; alcuni esplodono sull’armatura, altri rimbalzano o si perdono nel vuoto. Shiba.Ro non demorde, corre e allunga un altro arco con la spada, Catherine deve buttarsi a terra per evitare di essere divisa in due.
La pistola di Automa viene sostituita dalla katana di un programma difensivo. Il successivo colpo di Shiba.Ro arriva a segno, ma stavolta Catherine non si sposta, lo aspetta e contrappone la sua lama. Scariche elettriche si disperdono all’impatto fra le armi. Shiba.Ro colto di sorpresa fa un passo indietro e Catherine passa al contrattacco. Il CyBrain fa uno switch software, la Katana evapora, al suo posto si trova fra le mani un maglio di pura luce. Catherine fa una rapida finta di piedi, carica il martello sulle spalle e lo abbatte sul ginocchio di Shiba.Ro. Il Ban Hammer spezza l’armatura e polverizza le ossa della Deadline. La creatura cerca ancora di colpirla, mena un fendente anche mentre crolla sulle sue gambe.
Come in una danza Catherine si muove a pieno potenziale fra i filamenti di luce dell’avatar. La seconda martellata arriva in diagonale dritta sul petto del mostro. Un latrato di dolore sconvolge il Nodo di Collegamento. La danza prosegue frenetica, violenta. Catherine fa una giravolta e sgancia sul nemico l’ultimo attacco, dritto sulla tempia della creatura.
L’elmo di Shiba.Ro rotola lontano dal resto del corpo. La Deadline va a terra, sfuma e dissolve come nebbia.
Nell’immediato s’innesca un countdown pop-up, il tempo che una nuova Deadline entri in funzione. Il CyBrain scava come una talpa un passaggio iperveloce. Il Solvente vaporizzato la spinge fino al Quarto Nodo in meno di un secondo.
Aggiusta la chiavetta di Tsubo nel lettore «Niente scherzi bello. Fai il tuo lavoro.»
-ENTER-
Catherine lancia il virus paladino, un’icona informe e pixellata inizia a impacchettare e criptare il sistema a pieno regime.
Torna indietro dal passaggio fino al Rabbit hole, Il buco è sempre lì che osserva il nulla. Ha ancora 4 secondi, decide di usarli per esplorare la tana attraverso lo storico di navigazione del CyBrain. Sfoglia le cartelle, ma non trova nulla, fa una ricerca indicizzata:
File inesistente
Ci prova ancora, stesso risultato. Il paladino è veloce, fa il percorso a ritroso e arriva nel Nodo di Catherine, l’istante successivo trancia gli ultimi ponti virtuali.
Catherine si sveglia nel rifugio, una sorta di resurrezione.
Subito il sistema Safety Check del CyBrain va in allarme:
Funzionalità biologiche attive: 12% critico.
Ottimizzazione d’emergenza verso: 51%
Annaspa, ha il naso pieno, non riesce a respirare. Si agita, in fretta e furia toglie il visore e l’inalatore, un fiotto di sangue sbratta dal naso sul pavimento.
-Livello tossicità: elevato
Attivazione compensazione in corso…
«Catherine, ehi! Ci sei?» riconosce il solito gracchiare del modulatore di Bodian, non vede nulla gli occhi bruciano forte.
Sente gli altri avvicinarsi «Ho fatto cazzo. Ho fatto.» il naso continua a sgocciolare sul cemento, lo sente del tutto anestetizzato.
«Veramente?» riesce a percepire l’entusiasmo di Bodian nonostante tutte le interferenze «Hai caricato il virus?» Bodian schiaccia qualcosa sulla tastiera «Bravissima. Io non sono neanche riuscito a capire cosa mi buttava fuori…»
Catherine sputa a terra, sente il gusto del sangue in gola, e grumi che le grattano sul palato «Era una Deadline di sicurezza, una potente.»
Bodian si ferma a osservarla, pian piano lo mette a fuoco «Vuoi dirmi che sei riuscita a eludere una Deadline?»
Nonostante tutto riesce a trovare la forza di ammiccare un piccolo sorriso «Non si poteva eludere, l’ho fatta saltare.»
«Che cazzo stai raccontando Catherine, tu sei molto meglio di un Runner.»
Catherine annuisce, a malapena riesce a capire le parole di Bodian «Si, il paladino è entrato. È stata dura. Molto dura. Qui tutto bene?»
Il CyBrain effettua numerosi aggiustamenti d’emergenza solo per rimetterla in piedi.
Occhi, orecchie, pensieri, tutto è ovattato dalle correzioni del device che non riesce più a trovare linee pulite in cui inserirsi.
Automa si piazza lì vicino e schiocca le dita per richiamare l’attenzione di Catherine su di sé «È otto ore che sei in immersione Catty. Otto cazzo di ore con questi due stronzi, mentre tu viaggiavi nell’infinito. La prossima volta ti fotti, io ti stacco la connessione. Ti sei buttata giù 4 caricatori e mezzo.» Automa indica qualcosa che non riesce a cogliere «Sei una verginella Catty, devi andarci con calma se non vuoi bruciarti subito.»
Catherine non risponde, cerca di alzarsi dalla poltrona ma ricade, ha tutti i muscoli addormentati.
Automa si precipita su di lei, prende un fazzoletto dalla tasca e la pulisce dal sangue «Dio se non mi ascolti mai. Con calma ho detto» si fa lanciare da Karl una bottiglietta d’acqua e gliela batte sul braccio «Bevi un po’ tesoro. Tra poco è ora di andare.»
Catherine afferra la bottiglia e quasi se la rovescia addosso dalla foga, la svuota in 4 sorsi, deve impegnarsi per evitare che risalga tutto, prende fiato «Andare dove?»
Automa le fa una carezza sui capelli «Andiamo alla sub way no?! Ormai è sera amica mia, è ora di tornare a casa.»