S04E10 ACCESSO NEGATO

Sui monitor le stringhe alfanumeriche diventano più complesse e pesanti, dentro il case il booster si scalda e inizia a vaporizzare il Solvente. Bodian è immobile sulla poltrona, i cavi che gli escono dal volto lo fanno somigliare a un droide in fase di riparazione.

Catherine torna in bagno, raduna i vestiti e li getta in un bidone per i rifiuti. Dalla busta argentata tira fuori il suo guanto, lo pulisce come può con un pezzo di stoffa, poi lo indossa.

Imposta un timer che cerca di sincronizzare al consumo del booster, un paio d’ore le sembrano sufficienti.

Prende tempo, ma alla fine si decide ad affrontare Automa. La trova in punta dei piedi, stirata a osservare il volto scoperchiato di Bodian «Guarda qua, si sta scollando dalla carne. Dio che lavoro di merda.»

Di sicuro Automa nasconde un dispositivo simile sotto quel dolce faccino di plastica.

«Lascialo stare. Gli abbiamo già creato abbastanza problemi, non ti pare?»

«Pfff… Che palle!» Automa si allontana da Bodian di qualche passo «Non te lo tocco il tuo nuovo amichetto. Tranquilla. Ho capito la situazione, siamo tutti uniti, tutti amici eccetera.» più falsa di una carta fotticrediti.

Catherine resta sulla porta del bagno e incrocia le braccia «Guarda che lo so benissimo cosa pensi delle formiche… »

Automa la blocca con un gesto della mano, gira attorno a un pilastro di cemento armato e si dirige verso il fusto di Hexazine abbandonato sul tavolo «Che sono squallide, e pericolose. E penso anche non dovrebbero stare qui. Ma ora è diverso. Dobbiamo fare squadra no?» ancora più falsa di prima.

«Cosa intendi fare?»

Automa sorride diabolica, gli ultimi passi se li fa in corsetta, raggiunge il fusto e lo apre «Un esperimento. Hai mai provato l’Hexazine?»

Nella testa di Catherine si apre un ventaglio di scenari catastrofici «Non vorrai…»

Automa sbuffa «Senti Catty. Il tuo amico, il nostro amico, ha detto che possiamo prendere quello che ci serve. Sono molto affaticata, mi sto riempiendo di bug. A me sembra un’ottima soluzione. Migliorare la connettività corpo-macchina non può che farmi bene. Me ne sparo un po’.»

Non ha idea se sia una cazzata o la verità, potrebbe cercare le informazioni con il CyBrain, ma servirebbe a qualcosa? No, non servirebbe a nulla, una volta che punta il bersaglio Automa non lo molla per nulla al mondo. Mangiare qualcosa e riposare un po’ le sembra un’idea assai più produttiva.

«Fai quello che ti pare. Io devo mangiare qualcosa.» Catherine va al magazzino e prende un termoblister di polpettone di una marca impronunciabile. Lo agita un paio di volte per scaldarlo, quando lo apre è fumante. Il misto di riso, carne trita e verdure viene livellato a un salsicciotto monosapore dalla salsa di soia. Ripensa all’appuntamento mancato con il taco della Aranda e manda giù, mastica il meno possibile per evitare di sentire troppo il gusto. Automa continua avanti e indietro a cercare oggetti utili al suo esperimento, Karl intanto si è messo a giocare con un degli ologame installati nel suo braccio. Finisce di mangiare in quattro bocconi e corre ad accoccolarsi sul divano. Si accartoccia su sé stessa per occupare meno spazio possibile, poi forza il CyBrain a effettuare una scansione anticipata:

Funzionalità biologiche attive: 56%

Avvio procedura di ottimizz…

Catherine interrompe il processo, ora non serve. In breve gli occhi si velano di una spessa coltre di sonno. Osserva a fatica Automa andare avanti e indietro per il magazzino prendendo questo o quello oggetto. L’immagine sfoca di più, chiude gli occhi e li riapre, Automa è seduta a un tavolo con in mano una cannuccia, una grossa ampolla cuoce su un fuoco azzurro, poi gli occhi si chiudono di nuovo.

Si sveglia con il timer del glove che le suona nelle orecchie. Catherine si guarda intorno, Automa è collassata a gambe aperte sulla poltroncina di una postazione libera. Karl invece sta giocando con un altro ologame installato nel suo braccio artificiale. Quando la vede muoversi le fa un gesto veloce con la mano senza staccare gli occhi dalle immagini fluttuanti «Ehi! Tutto ok?»

Catherine si alza e va al tavolo, recupera il fusto in mezzo agli oggetti abbandonati da Automa: un paio di cannucce ricoperte con della carta assorbente, l’ampolla incrostata dai residui dell’Hexazine, e una fiammapronta ormai esaurita «Tranquillo, devo solo riempire il booster».

Karl non se lo fa ripetere, si accomoda meglio e borbotta qualcosa all’ologramma. Apre il caricatore ed esegue gli movimenti di Bodian con precisione, l’operazione è semplice, in pochi attimi richiude la membrana sulle fiale piene di Solvente. Da una rapida occhiata a Bodian ancora immerso nel Net, poi torna a sistemarsi sul divano.

Stavolta a svegliarla è la voce di Bodian. Apre gli occhi su una finestra traslucida che monitora tutti i suoi parametri vitali:

Funzionalità biologiche attive: 62%

Durata fase Onirica: 71min +13min, insufficienza critica. 

Pulisce gli occhi con una mano e avvia il protocollo.

Ottimizzazione capacità in corso… 

Funzionalità biologiche attive: 97%

Safety check in: 2h

La finestra traslucida diventa verde e si chiude «Hai fatto?»

La protesi di Bodian è tornata compatta «No. Maledizione, sono troppo lento. Arrivo fino a un certo punto, poi c’è qualcosa che mi butta fuori.»

«Hai provato dei percorsi alternativi?»

Bodian annuisce «Tutti quelli che conosco. Stesso blocco ovunque. Stanno isolando il Formicaio, a breve si metteranno ad analizzare i protocolli rimasti scoperti.»

Catherine prova a far riaffiorare le vecchie conoscenze informatiche, il sistema di Bodian non sembra dare i risultati sperati. Come immaginava i cavi immersi nel solvente non funzionano «Altre idee?»

Dal modulatore arriva un rumore convulso «Torno fuori, e mi faccio strada oltre il blocco.»

«Per farti prendere o ammazzare? L’hai detto tu che non si passa» Catherine si toglie l’asciugamano dalla testa «Posso provare io, se vuoi.»

Bodian inclina la testa di lato «Sei una Runner?»

«No, ma sono brava con le tastiere. Se c’è un blocco ti serve qualcuno che possa muoversi a pieno potenziale. Io posso farlo, e poi ho una piccola arma segreta con me» il CyBrain le sblocca l’accesso all’archivio interno, oltre 400 Horb di prezioso materiale informatico.

Bodian la fissa un poco attraverso le lenti rosse, poi alza un poco le spalle e si arrende alla necessità «Sei sicura?»

Vorrebbe dire che non se la sente neanche un po’, ma il senso di colpa la costringe a mentire «Si, certo…»

Anche senza Hexazine la sola idea di cercare di propria iniziativa un contatto diretto con il CyBrain la mette a disagio. Le immagini in alta definizione di Igor stridono forte nella testa, sente la gola arida come il deserto «Un po’ di Solvente non ha mai ucciso nessuno.» rincara la dose.

Bodian si lascia convincere subito «Ci sto. Come vuoi procedere?»

Catherine ci pensa, in breve sputa fuori il piano d’azione «Con il visore. Non ho ingressi sottocutanei nel mio corpo. Mi collegherò alla tua macchina e userò le sue prese per caricare il virus. Il mio device invece farà da filtro, e mi proteggerà dalla disconnessione.»

Il modulatore vocale di Bodian caccia un altro giro di suoni incomprensibili, poi si riprende «Preparo la postazione. Tu intanto cerca di rilassarti.»

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