Un sottile fascio di led azzurrini lampeggia lungo i bordi dei case, seguito dalle vibrazioni dell’impianto di raffreddamento ad azoto. Fioche luci ultraviolette illuminano le colonne di processori seriali, agganciati in sequenza alle piastre connettive. Più sotto gli acceleratori grafici entrano in funzione tutti insieme e sparano le ventole di dissipazione a piena potenza.
Catherine riconosce subito la maggior parte dei componenti dietro i vetri di sicurezza. Attrezzatura datata, che già era passata di moda quando ancora lavorava al Tech Market. Bodian si avvicina a una delle macchine, e lei lo segue. Con il naso si mette a cercare l’odore della polvere smossa, della plastica bruciacchiata e del ferro arroventato, il tipico odore delle postazioni computer. Un odore familiare. La cicatrice sul fianco ora prude, con il pensiero Catherine vola indietro nel tempo fino al giorno della rapina al Tech Market. Un turbinio di sensazioni confuse e annebbiate, sbiadite dal dolore, dalla sorpresa e dalla paura. In quel mix delirante il ricordo di quell’odore è una delle poche cose nitide e precise.
Non fosse stato per Tsubo e i suoi ci sarebbe morta in mezzo a quell’odore. Automa ha detto che ha contratto un debito, niente di più vero.
Nonostante il brutto ricordo annusa l’aria e si riempie i polmoni. La fascinazione per i sistemi autoassemblati è tanta, specie se di mezzo c’è la chimica. Subito trova con gli occhi la scatolina fluorescente del Booster per il solvente Hexazine, il vero pezzo pregiato delle macchine di Bodian. Di quelle bestiole ce ne sono poche in giro. Il Solvente è tornato di moda solo in tempi recenti, elemento necessario a soddisfare il nuovo mercato clandestino delle Virtual Life.
Hexazine e booster sono diventati di colpo introvabili, erano un segmento di mercato in abbandono, una tecnologia ormai morta e sepolta. Catherine sfiora con l’indice la scatolina, la immagina raffinare e vaporizzare il solvente Hexazine, necessario all’acclimatazione chimica che fonde l’esperienza di mente e macchina, cervello e processore. È una procedura pericolosa e affascinante. Anche le corporazioni hanno ricominciato a puntare forte sull’Hexazine, nel sottobosco del Terzo Anello ha sentito storie sulle loro vasche d’immersione, corpi interi immersi in solvente purissimo.
«Trovati. Eccoli!» Bodian tira fuori un set di cavi bianchi e neri da un cassetto nella poltrona.
Srotola la matassa, la divide e prende a inserire gli spinotti in una presa seriale a 12 ingressi. Per ogni slot occupato ne lascia uno libero «Puoi passarmi uno di quelli?» Bodian indica a Karl i fustini di Hexazine.
Karl si guarda un attimo intorno poi prende uno dei bussolotti e lo appoggia sul piano della postazione «Che roba è?»
Bodian apre il tappo, un odore freddo, chimico e pungente sale nell’aria. Catherine prende la parola «È un additivo per connessioni neurali ultraveloci. Lo chiamano Hexazine, o Solvente. Espande l’area della corteccia cerebrale interessata nel processo. Più ragnatela sinaptica disponibile, per farla breve.» Bodian schiaccia un tasto sul Pad, il booster emette un click e alza la portellina. Al suo interno sei fiale vuote scendono in diagonale verso il nucleo della piastra connettiva. Karl ha la solita espressione di uno che non ci ha capito un cazzo. Bodian estrae le fiale e le appoggia dentro un supporto rotante. Quel booster è quasi antico, i nuovi modelli usano dei serbatoi pressurizzati, 6 slot sono davvero pochi.
Una alla volta Bodian riempie le fiale e le chiude con una membrana gommosa, poi dal booster tira un tubicino verso un congegno che prima non aveva notato, messo in penombra sopra il case. Sembra una specie di caricatore aggiuntivo, ricavato da diversi oggetti smontati e rimontato fra loro, altre capsule sono collegate al booster «Quante ne tiene?»
Bodian la guarda un attimo «altre otto.»
La soluzione non è male, ma molto lontana dagli standard moderni.
Bodian versa il liquido nel caricatore, poi asciuga la postazione e rimette tutto in ordine.
Ora si fa sul serio, la prima botta di Hexazine andrebbe inalata a secco e senza filtri, come della normale droga da mercato. Ci pensa, e si accorge del problema: Bodian non ha neppure la predisposizione per un eventuale impianto olfattivo.
Lui si ferma, sembra riflettere su qualcosa, un attimo dopo prende i cavi bianchi e immerge i Jack a fondo nel Solvente, quelli neri invece li inserisce nella piastra connettiva. Non funziona così. Non ha la più pallida idea di cosa stia facendo.
Bodian siede sulla poltrona della postazione, inserisce un codice sulla tastiera olografica e crea un punto di ripristino fisso. La portellina del Booster si abbassa e innesca la procedura di vaporizzazione negli slot.
Fatto ciò si mette comodo, in rapida successione propone al sistema una serie di password «Ok, sono quasi pronto.»
Catherine muore di curiosità «E quei cavi?» gli indica i tre che sbucano fuori dal fusto di Hexazine.
Bodian li estrae dal fluido e li lascia sgocciolare su un pezzo di carta «Adesso vedrai, è una soluzione d’emergenza. Catherine ho bisogno di un piacere. Se il booster dovesse accendersi di rosso, apri il caricatore e riempilo. Non posso perdere altra velocità.»
In quel momento Catherine si ricorda di Karl, lo cerca con lo sguardo e lo trova sul divano a parlare con Automa. Ripassa veloce tutti i passaggi che ha fatto Bodian e li memorizza nell’archivio del CyBrain. Accenna un sorriso, macchiato da un’ombra di nervosismo «Come hai fatto tu. È facile.»
Bodian le dà una pacca sul braccio «Prendete quello che vi serve, ma non fate cazzate. Parlo di quei due. Di te mi fido.»
Catherine annuisce con decisione, non fosse stato per lui ora sarebbero in guai peggiori, forse già cadaveri.
Dall’interno della protesi arrivano alcuni sciocchi plastici, suoni di gancetti sotto sforzo che vengono aperti all’improvviso. Con riluttanza la superficie della protesi si seziona in quattro parti uguali e si apre ai lati rivelandone l’interno. L’impianto ottico è esposto, le bioretine si muovono veloci sotto il vetrino. Il resto del volto di Bodian è soltanto un intricato groviglio di chip e porte seriali. Bodian tasta un attimo la situazione dei suoi componenti, poi deciso infila i cavi bianchi nelle fessure corrispondenti e avvia il protocollo. In un frame le pupille delle bioretine si allargano e si fissano su un punto lontano. Catherine immagina Bodian catapultato nel Net dalla connessione chimica. Il viaggio è cominciato.