S04E08 STALLO ALLA BERLINESE

«Porca puttana!»

La voce di Automa sale in acuto come cinque unghie sulla lavagna. Dall’ingresso del bagno Catherine la vede saltare in piedi nel panico, prendere la pistola dalla borsetta, e spianarla in direzione delle scale. Anche Karl è scattato in piedi con il cacciavite in pugno, a protezione di Automa.
Sente il coperchio del passaggio richiudersi con un tonfo secco, e rumore di scarponi sugli scalini di cemento.
Qualcuno scende veloce dal piano superiore. Catherine trasportata dall’agitazione dei compagni rallenta il respiro fino a bloccarlo. Di sicuro deve essere Bodian, ma se non fosse lui? Trattiene l’aria nei polmoni finché non riconosce i lembi inferiori dell’impermeabile rosso, solo allora azzarda una timida ripresa respiratoria.
Automa parte di corsa e si piazza in fondo alla scala con la pistola puntata «Ehi tu, stronzo! Scendi con le mani alzate.»
Bodian si arresta di colpo con un mugugno di sorpresa, distende le braccia in alto e si volta a guardarsi intorno. Catherine intuisce subito che le lenti rosse stanno cercando proprio lei. In fretta e furia gli corre in soccorso «Metti giù quella cazzo di pistola Automa! È Bodian!» si avvicina al gruppetto.
«YURA! YU-RA. Ma che avete tutti? Non è difficile, maledizione!» Automa urla senza staccare gli occhi dal nuovo arrivato.
«Che sta succedendo Catherine?!» il modulatore vocale di Bodian gracchia molto più del solito, sembra colpito da un’interferenza radiofonica.
«Succede, che voglio capire dove cazzo è la trappola. Ehi! Tieni su quelle cazzo di mani!»
Bodian, braccato e senza possibilità di fuga, spinge le braccia ancora più in alto e risale un gradino.
Catherine fa un paio di passetti lenti mentre cerca il varco giusto per inserirsi fra i due, si sforza di tenere il tono di voce il più calmo e pacato possibile «Yura, si ok. Cristo Yura. Yura metti giù la pistola per cortesia. È Bodian, questo è il suo rifugio. Siamo amici Cristo Santo.»
Automa lo guarda storto ancora un po’ , socchiude gli occhi a fessura, poi gli fa una specie di ringhio. Torna a rivolgersi verso Catherine, l’espressione del viso cambia, torna serena, lineamenti da bambina modello «Ok. La metto via.» abbassa la pistola «È scarica.»
Non ha capito «Cosa?»
Automa fa un sorriso innocente e le sventola il ferro davanti al muso «La pistola Catty. Te l’ho detto che ho finito i proiettili. Volevo solo vedere se mentiva.»
Catherine resta di gelo, nella concitazione aveva scordato quel particolare. Ariccia il naso e abbassa la testa per nascondere agli altri uno sbuffo isterico, troppo simile a un principio di risata isterica. Si passa una mano sul viso per cancellare ogni possibile espressione facciale e lascia uscire solo un laconico e sommesso «Vaffanculo».
Karl si stacca dalla penombra e afferra Automa per una spalla, quella specie di artiglio in carbonio e tendini dorati è così sproporzionato che le copre una buona metà di schiena «Eddai, smettila di spaventare la gente. E tu amico» si rivolge a Bodian, ancora impalato sulle scale «Puoi abbassare le mani, non siamo ostili. Hai la mia parola.»
Automa sforza una risata «Si fidati, è una sicurezza. Almeno finché non ci sono troie overclockate in giro. Vero Karl?»
Lui si stiracchia un poco, gigantesco e del tutto sordo alle provocazioni, osserva Automa sotto di lui, poi si sposta di nuovo su Bodian «Non ci fare caso. Abbaia e basta.» alza le spalle.
Automa lo riprende con il verso del cane mentre continua a sfotterlo.
Il modulatore vocale gracchia qualcosa di simile a un «Menomale… » Bodian mette la mano in tasca e tira fuori la pistola di Catherine. Automa sbianca in mezzo secondo netto, Karl alza gli occhi al cielo mentre un percorso di led gialli si accende lungo il braccio meccanico.
Bodian punta l’arma a terra, scarrella per liberare la canna, poi la lancia in direzione di Catherine, il lancio è preciso, la prende al volo senza problemi «… Neppure io sono ostile.»
Karl scoppia in una risata metà sorpresa e metà divertita «Vaffanculo amico! Stavo per saltarti addosso.» sgancia un pugnetto sulla spalla di Bodian. Automa invece non gradisce per niente, le viene incontro con la mano tesa e il viso contratto dall’incazzatura «Dammela subito!»
Catherine la guarda, guarda la pistola nella sua mano, poi apre la giacchetta e la mette nella tasca interna.
Le iridi sintetiche di Automa cambiano di colore fino a diventare completamente nere, poi s’accendono di un effetto stile metallo fuso.
«Poteva ammazzarci con la mia pistola! Tu sei pazza, dammela!»
Catherine osserva l’oggettiva bellezza della scalata cromatica negli occhi di Automa. Un giochetto niente male. Per nulla impressionata si limita ad alzarle in faccia un sopracciglio, insieme alla cerniera della giacchetta.
Le mani di Automa si stringono a pugno, una sensazione fredda attraversa il cervello di Catherine, come una ragnatela di brina che si estende dal Cybrain e corre lungo le sinapsi infuocandole. Arriva, e subito sparisce.
Automa molla un calcio a una lattina per terra e la manda a schiantarsi contro il muro opposto, poi torna a sedersi sul divano, verde dalla rabbia.
Bodian non la guarda neppure, sfila l’impermeabile e lo appende a un tubo che sporge dalla muratura «Beh, che ne dite di farmi un riassunto?»
Catherine si prende qualche attimo per mettere i pensieri nel giusto ordine, poi comincia «Mi chiamo Catherine, veramente. Lui invece è Karl, mentre lei…» indica verso il divano «Si chiama Automa, ed è la sua ragazza». Da dietro lo schienale del divano si alza un dito medio.
Catherine fa finta di niente «Non è cattiva, giuro. Quello che ha ora non è il suo normale fisico, siamo coetanee. Automa è una trasformista, la migliore di tutta Berlino2. Si è automodificata per eludere una minaccia. Ma forse Karl può spiegare meglio… »
Karl sbuffa un poco, per nulla felice di dover entrare nella conversazione «Da qualche giorno una specie di gang ci sta pedinando. Non siamo stupidi, ci siamo accorti di loro e abbiamo manovrato per evitarli.» tira un altro sbuffo «Beh, non sono stupidi neanche loro. Li stavamo seminando, ma poi loro ci hanno recuperato sulla principale, e lì abbiamo avuto un contatto a fuoco. Si è creato un po’ di bordello, un bel po’ a essere onesti. Per questo abbiamo deciso di mollare la vettura e di nasconderci qui. Fine. »
Catherine annuisce e riprende la parola «Ho usato la vostra doccia, e anche alcuni vestiti. Mi dispiace, siamo scesi giù nel canale e mi è praticamente esplosa una Libellula in testa. Sono scivolata dentro quello schifo.»
Attende una risposta, ma Bodian sembra ignorarla, va al pannello elettrico e ci smanetta sopra un poco. Sistema un paio di cavi, poi si gira verso Catherine e Karl «Che giornata di merda eh?! Gli sbirri hanno chiamato rinforzi, ormai l’intero Formicaio è sul punto di esplodere».
Catherine gli si avvicina «Tu che proponi?»
Bodian si ferma un attimo, probabilmente a pensare, quella maledetta protesi è più statica di un blocco di cemento plastico, illeggibile come quella di un manichino «Aspettiamo. E poi proviamo a risalire dalla Sub-Way stanotte.» nella mano di Bodian compare il Keygen di Tsubo «Nel frattempo io ho un bel casino da risolvere.»
Catherine lo segue a qualche passo di distanza mentre si sposta da un punto all’altro del magazzino controllando i connettori nelle prese «Di che si tratta?»
«Un virus paladino. È un sistema di protezione di traffico dati. Recide i collegamenti, cripta i messaggi, insomma rende illeggibili le nostre cose agli sbirri. Dovevo attivarlo dalla superficie ma… » finisce il giro e tira in basso una grossa leva a muro «La situazione è cambiata. Devo provare a bucare il firewall della polizia, e lanciarlo da qua sotto».

Sui monitor delle postazioni Net si è accesa una scritta “NO SIGNAL” fluttuante sul nero. Bodian schiaccia un tasto verde sul muro, poi abbassa una seconda leva. Sopra la testa di Catherine passa veloce un crepitio leggero che scende lungo le mazzette di cavi fino ai terminali di collegamento.

Le scritte fluttuante spariscono dai monitor, sostituite dalle schermate di caricamento dei sistemi operativi.
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