Finisce di sciacquarsi e spegne l’acqua. Il vapore al lime della Washer s’incolla al corpo nudo di Catherine come un vestito trasparente. Un nuovo botto alla porta le fa capire che deve accelerare le procedure. «Vai a quel paese Automa!» urla mentre recupera gli stracci e prende ad asciugarsi il più in fretta possibile. Il tessuto ruvido degli asciugamani improvvisati fa il lavoro solo a meta, e alla fine si vede costretta a vestirsi ancora mezza umida.
Tira su la zip della giacchetta fin sotto il mento, poi va a controllare i capelli. Le extensions sono andate, e i pigmenti rossi e blu resistono solo sulle punte, tutto il resto è tornato del suo naturale castano chiaro. Prende uno straccio ancora asciutto e lo indossa a mo’ di turbante, poi fa un lungo sospiro e apre la porta del bagno.
«Esplodo!»
Automa si lancia dentro in pieno scatto. Catherine la scansa senza difficoltà, poi esce e con un colpetto di mano si tira dietro la porta.
Karl nel frattempo si è accomodato sul divano con un cacciavite, e lo sta usando per rimuovere alcune schegge di plastica incastrate nei meccanismi del suo braccio.
Catherine gli va incontro «Problemi?»
«No, no. Pensavo che quella porta fosse più resistente. Mi si è sfasciata addosso.» Karl si ferma a fissarla.
Catherine afferra con due dita un frammento plastico grosso quanto un pollice e glielo sfila da una fascetta di tubicini elettrosaldati «Bodian? Il ragazzo?»
Karl alza le spalle e raccoglie mezza sigaretta spenta da una lattina piegata a posacenere improvvisato.
«Ho controllato i notiziari Catty. C’è l’Inferno sopra le nostre teste»
«Secondo te non si può uscire?»
Karl fa segno di no con la testa «Troppo rischioso. È un campo di battaglia là fuori, hai visto la Libellula prima?»
Quel lampo azzurro aveva qualcosa di davvero insolito, e poi per trapassare una Libellula in quel modo ci vuole un sacco di forza cinetica. O qualche psicopatico si è costruito un lanciamissili in casa, o quella era una dotazione militare. Si propone di ispezionare i rottami una volta usciti.
Catherine cerca di farsi venire qualche idea, ma tutte portano allo stesso collo di bottiglia «Dobbiamo trovare Bodian.»
«Chi è che dobbiamo trovare? E soprattutto, dove siamo?» Automa le scivola a fianco e torna a raggomitolarsi sul divano. La pelle sintetica ha ripreso un bel colore vivo.
Catherine si sforza di contare fino a tre, ci arriva anche, ma non basta a disinnescare l’esplosivo che ha dentro
«Maledizione Automa! Eri strafatta, hai sparato a della gente. E ora siamo bloccati in questa cazzo di situazione.»
«Ehi!» Automa alza le manine a fare da scudo, come se potessero respingere le accuse «Hanno cominciato loro a sparare!»
«Giura.» Catherine lo ringhia fuori per quanto è incazzata.
«Si, giuro.» passa un secondo di gelo «Ok, va bene. Ma ho sparato per difendermi. Ci stavano inseguendo Catherine, il locale è esploso.»
«ERI FUORI CONTROLLO AUTOMA! Ormai non ti reggono più neanche gli innesti. Ti ricordi che sei svenuta prima? Avevi le mani che scattavano, da sole!»
«È tutto ok Catherine. Solo un po’ di…» Automa tira fuori una Marlboro dalla borsetta e se l’accende «…Stress.»
«Stress un cazzo. Sono preoccupata per te, maledetta stronza!»
Automa da un’unica lunga boccata alla sigaretta poi la schiaccia giù nel posacenere. Alza gli occhi su Catherine. Il suo nuovo volto è quasi più perfetto del precedente, rappresenta solo la più nitida incarnazione di chi vuole essere in quel momento di vita. Automa ha uno sguardo tranquillo, logico e sincero. Sorride.
«Non c’entra un cazzo. Le mani, lo svenimento, tutte puttanate. Non ho avuto tempo di sistemare le configurazioni ad Hoc. Credi sia semplice? Ogni tanto slampano piccoli bug, devo ancora correggerli.» si alza in piedi e va verso l’area delle scatolette di cibo, tira un lungo e mesto sospiro «Lo sai che a volte esagero un po’. Stanotte ho esagerato un po’. Ok, lo ammetto! È una situazione del cazzo, e dei pazzi ci stanno dando la caccia su una Nighter cromatica. Non mi sembra il caso di fare i paranoici, non per un paio di bug almeno.» apre una lattina azzurra e si mette ad annusare il contenuto «Beh, volete spiegarmi dove cazzo siamo?»
Con la coda dell’occhio Catherine cattura un Karl sconsolato scuotere la testa e rimettersi a trafficare sul braccio.
«Ancora nel Formicaio. C’è stata una retata, qualcosa di simile. Le guardie hanno sparato su un tizio, e le formiche hanno risposto. Erano organizzate, come dicevi tu.»
Automa tira fuori una specie di bastoncino di pesce dalla scatoletta e se lo cala in bocca «E ora dove siamo?»
«Un trackpoint, nel sottosuolo. Mi ha portata qui Bodian, un amico, una formica…»
Automa sputazza quello che aveva in bocca e posa la scatoletta «Siamo in un Formicaio, nel Formicaio? Nel covo di una gang di quei parassiti?»
«Ci ha salvati.»
Automa ride di gusto, si lascia andare a una risata fatta da gioiosi alti, da autentica bambina «Ti sei davvero messa a farmi la predica in una cazzo di tana per formiche? Questo Catherine è pericoloso! Non la droga, non le cazzate, questo!»
«Preferivi farti prendere dalle guardie?»
«Certo che no Catty! Dico solo che non puoi fidarti di loro, è gente strana. Che vive in modo strano, e ragiona in modo strano.» Automa gira in tondo mentre parla, come se cercasse una prova a conferma delle sue parole «Qui c’è materiale per un piccolo esercito. E se fosse una specie di trappola?»
Catherine sbuffa, non si aspettava niente di meno «E questa? Non è paranoia? Bodian è il contatto di Tsubo.»
Automa finisce di girare a vuoto e torna sul divano, Karl le fa spazio. La bambina sintetica siede e incrocia le gambe sul cuscino, raccoglie il pacchetto di Camel e si mette a giochicchiare con la cartina trasparente. Tutta l’attenzione di Automa in un istante si riversa sulla cartina delle sigarette: la prende, la gira, la piega e la riapre. Dà l’impressione di essere concentrata a pensare, ma Catherine riconosce in quei movimenti ripetuti una sorta di test motorio. Per qualche secondo il frusciare della plastica è l’unico suono prodotto da Automa, poi finalmente torna a dedicarsi alla conversazione
«Ok. Ammettiamo che sia vero. Che Bodian è in contatto con Tsubo. In che maniera è collegato a lui?»
Catherine risponde quasi per automatismo «Affari. Dovevo consegnargli un chip di Tsubo. Di sicuro qualcosa di illegale, ma non penso di stupirti…»
«Non è questo il punto. In città quanta gente, più o meno direttamente, è legata a Tsubo?»
Catherine alza le spalle senza rispondere, decine di soggetti, forse un centinaio.
«Tante Catty. Qui tutti siamo connessi a Tsubo in qualche maniera. Ciò che cambia è la nostra posizione. Io sono una libera professionista, mentre tu hai un altro tipo di “contratto”. Tu hai un debito con lui. E questo Bodian invece? A che punto è nella catena alimentare? Con chi fa squadra?»
Catherine fa per rispondere, poi ci ripensa e molla l’osso. Infastidita realizza di aver già perso in quella discussione. Torna in bagno a prendere la busta argentata con i suoi averi.
Dal piano di sopra arriva un lamento di pistoncini sofferenti, rumore di automatiche in lontananza,. Una luce gialla s’accende sulle scale.