Ciao amici!
Parto subito a mille con le considerazioni, visto che la puntata di oggi è bella tosta.
Già 3 episodi della Stagione4 sono usciti, numero sufficiente per poter iniziare a tirare qualche bilancio e qualche conclusione.
Se nel primo ciclo di stagioni mi sono dedicato in particolare al “world building”, lo studio del mondo di Berlino2, con le sue regole e le sue dinamiche, in questo nuovo ciclo sono andato a porre il focus sui personaggi.
Per arrivare all’obiettivo mi sono dato 3 regole di scrittura moderna, molto spicy per il genere che stiamo scrivendo:
-PdV fisso sul protagonista: stiamo raccontando la sua storia, le sue sensazioni, la sua vita. Niente narratori esterni a darci fastidio in scena, e a confonderci con i propri voli pindarici. Ciò che assumiamo ci arriva direttamente dai gesti e dai pensieri dei personaggi, senza rielaborazioni personali e senza filtri. Chiaro che per ottenere questo effetto al meglio, e per poter dare un taglio personale alla storia l’autore e il personaggio devono diventare un tutt’uno.
-Abusa del presente: non lo troverete scritto da nessuna parte, ma qui stiamo parlando delle MIE regole, riferite a Berlino2. Sono sicuro che qualche coglione se ne uscirà con il classico *Beh, scrivere al presente è certo più facile che usare il passato remoto”. Certo amico mio, se le tue basi di scrittura sono quelle di uno studente di terza media, ci credo che immaginarti di scrivere al passato remoto possa suonarti spaventoso. Il presente è figo, tutto qui. Ci permette di vivere l’azione proprio mentre sta succedendo, è coinvolgente, dinamico, leggero e piacevole. È il tempo perfetto per storie Cyberpunk come quelle che propongo. Scriverò ancora al passato? Può essere, la mia è una scelta stilistica, non una necessità.
-Show, don’t tell: ci sono in circolazione infiniti trattati su questa regola, ma il concetto è semplice. Vivere l’azione è molto meglio di sentirla raccontare da qualcuno. Perciò la penna diventa una telecamera con cui seguiamo il protagonista, i suoi occhi sono i nostri, le sue azioni sono le nostre. Non ci viene raccontato nulla, siamo sulla scena, e quello che c’è lo vediamo, quello che succede lo sentiamo.
Sono andato a rileggere alcuni stralci della Stagione1, e la cosa che più si nota, a mio avviso, sono proprio i voli pindarici di Zeno inseriti nella storia di Catherine. In sostanza nella stessa pagina raccontavo la sua storia, e mi raccontavo da solo i piccoli e grandi meccanismi necessari a muovere il mondo in costruzione. Male male.
Male perché la scrittura risulta confusa e insicura più del necessario.
Nessuno come Catherine ci ha fatto scoprire le strade di Berlino2, ma di lei cosa sappiamo in realtà? Molti indizi, ma a grandi linee direi praticamente nulla.
Per quel che mi riguarda Catherine è uno dei personaggi più ostici su cui lavorare, perché io ho delle idee, mentre lei continua a impormi fortissima la propria volontà . Provo a spiegarmi.
In “Geist” Catherine è rappresentata come qualcosa di molto simile a un terminator, perché quello era ciò che avevo pensato per l’occasione. Nelle pagine successive però lei non vuole tenere la parte, si ammorbidisce e cerca di uscire fuori, cerca di emergere. Allora decido (un po’ intimorito di perdere il controllo del mio primo personaggio) di arginarla con delle maschere, con la scelta di modificarne l’aspetto fisico grazie ai trucchetti di Automa. Tutto bene, l’identità del personaggio è bloccata, concentrata nel tenere la parte. Solo che poi arrivo all’episodio “Lati Oscuri”, e me la ritrovo persa a specchiarsi e squadrarsi nel riflesso di una vetrina spenta. È chiaro che quello era un messaggio soprattutto per me, l’avevo costretta a stare su binari che non sentiva suoi, non la stavo ascoltando e per questo cercava di ribellarsi.
Romanzando un po’ potrei dire che prima di affrontare la Stagione4 io e Catherine ci siamo confontati, e dopo qualche riflessione ci siamo capiti. Per niente facile eh, Catherine è davvero intransigente quando si parla di lei. Ciò che ci siamo detti sono in buona parte cazzi nostri, ma credo sia interessante apprendere che personaggi come Catherine sono in grado di muoversi nella testa dell’autore ben oltre la pagina, il film, il libro. Probabilmente di ciò che è Catherine nella sua totalità al lettore arriverà solo una piccola parte, ma sarà quella più giusta e funzionale alla storia, il resto come dicevo prima: sono cazzi fra autore e personaggio, e vi assicuro che ce ne sono tantissimi.
Così dopo aver ascoltato le sue infinite lamentele circa il “non mi lasci essere quello che sono” mi sono deciso ad accompagnare Catherine indietro fino alle sue origini, le ho fatto capire dove è nata e perché è nata, è stato un piccolo “viaggio dell’eroe” per entrambi, stessa destinazione ma motivazioni diverse.
Funzionale? Si. È stato un contatto rapido, ma alla fine devo dire che in qualche modo è servito allo scopo. Avevo bisogno di fare pace con Catherine e con il cervello, per poter studiare la storia e la sua evoluzione al meglio.
È tutto molto strano, nell’episodio “Geist” Catherine era il vettore che utilizzavo per raccontare la vita di Berlino2. Oggi sono diventato io il vettore di Catherine, e lei mi sta usando per raccontare la sua vita.
È una strana sensazione… in un bagno di sudore.