S04E02 IL SEGNALE

L’Alkimia è messo di tre quarti, di poco alla sua sinistra. L’ennesimo tugurio fatiscente, se lo aspettava. L’unico particolare che lo distingue dal resto delle costruzioni è l’insegna gialla. Una semplice scritta, tracciata sul campo ruggine di una lamiera butterata dalle intemperie.
Il corazzato è fermo proprio di fronte al locale, un mostro di nero acciaio composito montato su ruote così grandi che potrebbero schiacciare una folla intera senza rallentarlo. Sul cielo del mezzo c’è un uomo in divisa da combattimento urbano, appoggiato a una mitragliatrice binata. Altri tre uguali sono a terra e puntano i fucili d’ordinanza verso l’ingresso dell’Alkimia.
Il CyBrain stimolato dalle palpitazioni di Catherine alza il livello di guardia, un attimo dopo inizia ad analizzare il TAU e la sua squadra, ora classificati come minaccia di tipo grave. Gli Stinger della polizia non hanno la sicura inserita, l’algoritmo che studia i movimenti del corpo indica che fra loro il livello di tensione piuttosto alto, oltre la soglia di sicurezza.
Il caposquadra è quello che sporge dalla botola sul cielo del mezzo, quello alla mitragliatrice. Fra gli agenti a terra identifica anche un AIM-4 con predisposizioni da guidatore. Il CyBrain lo distingue dagli altri grazie a uno zoom sulle fessure di collegamento del suo elmetto.
Un veloce colpo di sirena spegne il silenzio del Formicaio .
“OPERAZIONE ANTISOMMOSSA 12-14 IN CORSO. A TUTTI I CIVILI: ABBANDONARE LE ARMI, USCIRE ALLO SCOPERTO CON LE MANI IN VISTA. È ASSOLUTAMENTE VIETATO QUALSIASI ATTEGGIAMENTO OSTILE. OPERAZIONE ANT…”
La cantilena prosegue con lo stesso tono piatto, il messaggio è registrato. Bodian l’ha raggiunta e ora è lì vicino a lei. Per un attimo il pensiero di Catherine si sposta al suo monolocale, al letto da rifare, al cestino dei rifiuti ancora pieno. Il CyBrain cala il numero di impulsi e molla la presa, appena un secondo.
La porta dell’Alkimia si apre verso l’esterno di violenza, come se avesse preso un calcio. Il chip neurale torna subito a farsi oppressivo, il software raffina gli input esterni e li concentra in una spremuta sensoriale. Dal locale esce un tizio grande e grosso con le mani alzate sopra la testa. È vestito piuttosto trasandato, la stazza più o meno quella di Karl, solo che questo è molto più grasso che muscoloso. I soldati girano subito gli Stinger sul nuovo arrivato.
«Basta!» L’uomo gli urla addosso senza nascondere la rabbia «Non ne possiamo più dei vostri abusi!»
Il capitano molla la mitragliatrice e raccoglie anche lui uno Stinger, molto più comodo da gestire a corta distanza «Tieni alzate le mani e identificati» il caposquadra punta l’uomo e parla attraverso il microfono dell’elmetto integrale.
Il tizio borbotta qualche parolaccia fra sé, poi fissa il capitano in modo tutt’altro che amichevole «Igor Wójcik. 62 anni. E questa baracca è mia cazzo!» si gira e indica l’Alkimia con un brusco gesto del braccio. Subito il CyBrain porta l’attenzione di Catherine su uno degli agenti che indietreggiando ha portato il dito sul grilletto del fucile. La tensione sale e rende la spremuta sensoriale più acida e difficile da assimilare, le intromissioni grafiche del CyBrain sono diverse dal solito, a tratti quasi aggressive.
«Tieni le mani ferme stupida formica!» il capitano cerca i suoi uomini con lo sguardo un paio di volte, poi torna su Igor «La tua baracca è sotto sequestro, vecchio. Abbiamo ordine di aprire questo locale e di setacciarlo»
«Vaffanculo i vostri ordini!» l’uomo sputa in direzione del blindato, goccioline di saliva gli cadono addosso «Tornate a casa finché potete, lasciateci in pace.» si gira e fa per tornare dentro.
Il capitano si precipita fuori dalla botola e salta in piedi sul tetto del blindato «Resta fermo! Caricate a bordo questo bastardo ragazzi. Di lui ci occupiamo dopo, in Centrale.»
L’agente AIM si affretta a tirar fuori le manette, ma l’uomo si ferma a metà strada e ricomincia a parlare.
«Ve lo ripeto. Andate a casa, finché potete» resta voltato, mette la mano nel taschino del camiciotto, rovista un istante e tira fuori qualcosa, poi si gira di nuovo verso il capitano, o almeno ci prova.
«Ha qualcosa in mano cazzo!» uno degli agenti urla.
Un proiettile di Stinger trapassa la spalla dell’uomo facendola esplodere in un getto di sangue nebulizzato, poi ne arriva un altro, e un altro ancora, tutta la squadra spara su di lui. Il CyBrain registra ogni colpo a segno con meticolosa perversione, studia la traiettoria dei proiettili, l’impatto sulla carne e gli schizzi di sangue, i fori e le lacerazioni lasciate nei tessuti. Raccoglie dati e immagini in ultradefinizione che passano come fuoco nel cervello di Catherine, come in un film di puro orrore analitico. Il pezzo di carne racconta di otto fori in entrata, cinque in uscita, il quarto fatale. Il sigaro cade a terra insieme ai resti dell’uomo che lo impugnava.
Sul Formicaio gli spari echeggiano ancora una volta, poi torna quel silenzio surreale. La scena sembra rallentare fino a fermarsi, finché il CyBrain non cattura un piccolo oggetto scuro arrivare dall’alto, seguendo una lunga parabola. La bottiglia incendiaria colpisce in pieno il fianco del blindato ed esplode in una palla di fuoco così intensa che il calore arriva fino a Catherine. Un altro di quegli oggetti piove da una diversa angolazione e s’infrange sul fronte del veicolo, la fiammata sale avida fino a raggiungere le gambe del capo squadra.
«Unità TAU-27 a Comando. Siamo sotto attacco! Ripeto. TAU-27 siamo sotto attacco! »
Dopo l’esplosione il liquido infiammabile si è attaccato alle superfici del mezzo, e ora ne copre una buona metà.
«Team in copertura! Tutti dentro!» il capitano si butta nella botola mentre una prima scarica di proiettili gli grandina attorno. La squadra tattica risponde al fuoco e rientra nel blindato dal portellone posteriore, un agente viene colpito.
Il CyBrain trattiene Catherine per i capelli, trascina il suo sguardo fino al gruppetto di baracche da cui sono partiti i primi colpi, un fumogeno rosso si è acceso sopra una di esse. Un paio di istanti dopo Catherine individua un secondo fumogeno rosso alla sua sinistra, e poi un terzo e un quarto più in fondo, sopra un traliccio dell’alta tensione, ne seguono altri e altri ancora. Catherine osserva le colonne di fumo colorato aumentare di numero e spandersi sempre più lontano nel Formicaio, fino all’orizzonte. Non erano nascoste per paura di rappresaglie, le formiche attendevano un segnale per lanciarsi all’assalto. Proprio come raccontava Automa, la guerriglia per le strade della Favelas è cominciata.
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