Bubblegum.
La fumata di Faerie le arrivò addosso come un’onda rosa che coprì di colpo qualsiasi altro odore. Un concentrato di panna e fragola chimica arricchito da una quantità vergognosa di sotto-aromi zuccherini si attaccò alle mucose di Kelly con un’intensità e una persistenza del tutto particolare.
Bubblegum. Che gusto dannatamente infantile.
<<Te l’ho già detto ragazzina, siamo noi a comandare qui.>> spostò la scure da una spalla all’altra :<<Prima voglio il codice, poi forse la metto via.>>
Faerie sbuffò scocciata dalla richiesta, infilò una mano nella tasca della giacchetta termica e tirò fuori un keygen lungo e sottile quanto una penna, lo accese e attese che il device si connettesse alla criptomail. Quando tutto fu pronto dettò il codice in rapida successione :<<5-7-HM-24-2>>. Giusto, corrispondente a quello generato dalla mail, il touchpad di Kelly confermava la compatibilità. Tutto regolare, ma solo in apparenza, quella del postino ammalato continuava a suonare come una balla pazzesca.
Kelly abbassò la scure poggiandola al muro :<<Bene, adesso vi carichiamo. Sappiate che non c’è solo lei>>indicò Nikitasan stretta nell’impermeabile di plastica nera, rimasta un po’ oltre la portata dei gemelli con la semiautomatica ancora in mano :<<Siete entrambi sotto tiro. Una mossa sbagliata e di voi non resterà che una macchia rossa sull’asfalto>>.
Faerie alzò le spalle con sufficienza tirando dalla sigaretta, esaminò con attenzione la linea dei tetti che circondava il cortile, gli occhi verdi ridotti a microscopiche fessure, si fermò e gettò una lunga svapata bicolore in direzione di un punto preciso, sorrise :<<Lo sappiamo tesoro.>> all’improvviso sembrava divertita, perfettamente a suo agio anche con la Modello31 di Nikitasan puntata addosso.
Troppe cose non tornano. Peso della cassa, cambiamento del postino, e ora questi due depravati…
Kellybruce rimuginava in silenzio. Quei due avevano trasformato il Necrolyte in un camposanto di ossa rotte e innesti sfasciati per poi dileguarsi quasi meglio di come erano arrivati. Non la solita rissa ma roba seria, creata ad’arte da gente seria, addestrata e potenziata con ogni riguardo.
Di quella serata era rimasto solo il racconto del giorno dopo e qualche video confuso.
Il racconto in particolare si era sparso nel Wald rimbalzando di locale in locale come un virus. Ne aveva sentite diverse versioni ognuna delle quali racchiudeva al suo interno particolari sempre più fantasiosi: qualcuno sosteneva che i due fossero agenti della squadra speciale 979 in serata libera dopo una gigantesca operazione di polizia, altri erano sicuri fossero sicari della Yakuza incazzati per lo stipendio basso, o mercenari corporativi sconvolti dalla powerball. La verità era che tutti sentivano il bisogno di aggiungere qualcosa, ma nessuno ne sapeva un cazzo.
Nel Wald l’interesse per la vicenda del Necrolyte si era mantenuto alto per cinque giorni filati, scaduto quel termine l’indice di gradimento della storia era colato a picco, nel quartiere si era smesso di parlarne. Era passato di moda. Di tutto quel macello restava il fatto che due potenziali sicari con un addestramento di primo ordine erano arrivati fino all’ex China Express per ritirare una banalissima cassa di materiale di contrabbando thailandese.
Tutto questo non ha senso. Pensano di prenderci in giro, ma si sbagliano di grosso.
Si allontanò dal gruppetto delegando a Nikitasan e Baymoore il compito di caricare il furgone, girò largo ed infilò una delle tante porticine che disseminavano il pianterreno del complesso. Entrò in un piccolo desolante gabbiotto per la compilazione dei documenti di carico, uno strato di due dita di polvere e altro sudiciume copriva il pavimento come ogni altra superficie. Lasciò la porta socchiusa per garantirsi un minimo di luce, infilò un auricolare, e lasciò partire la chiamata.
:<<Ehi Kelly. Che succede?>> Dal tono della voce Fenrad non doveva essere sveglio da più di quattro minuti.
:<Fenrad. Stiamo avendo qualche problemino giù al covo, dove sei?>>
:<<Roba Grave? Sono a casa di Beatriz, è qui che dorme. Che ti serve?>>
:<<Credo ci stiano fottendo Fenrad. Hai modo di accedere alla lista delle criptomail? Devi controllare l’ultima ricevuta.>>
:<<Merda. Dammi un attimo, provo a connettermi tramite l’HomeController.>> seguì un minuto buono di rumori indistinti, cercò di rilassare le spalle ma i pensieri glielo impedivano.
Se hanno un modo per ascoltare la conversazione si mette male. Davvero male.
Dalla fessura della porta sbirciò il cortile aspettandosi il peggio.
Quasi ci rimase male, Faerie stava accompagnando Baymoore a prendere il muletto, parlavano e ridevano come fossero vecchi amici, e pareva più interessata ai suoi muscoli che a tutto il resto. Cloud invece sembrava regredito ad uno stadio catatonico. Mirava ad un punto fisso nel vuoto e non si era ancora mosso di un singolo centimetro.
:<<Ok ci sono Kelly.>> la voce di Fenrad tornò a farsi viva :<<Se Beatriz mi becca stavolta mi lascia. Cosa devo cercare?>> Pensò a qualche possibile verifica incrociata da proporre, ma non le venne in mente niente:<<Che ne so. Sei tu il NetRunner cazzo, setacciala da cima a fondo! Sono convinta che troverai qualcosa d’interessante lì dentro.>>
:<<E ti pareva! Sono su un HomeController Kelly, e non è neanche il mio! Dammi qualche minuto, prendi tempo. Ti aggiorno appena scopro qualcosa.>> Fenrad scollegò la chiamata.
Tenere a libro paga due soggetti del genere deve costare una fortuna. Per come tira sui prezzi Mr B. non ha tutta quei crediti. E se questi non sono uomini suoi, per la mail dovrebbe valere lo stesso discorso.
Sulla carta la congettura girava a meraviglia, Fenrad doveva “solo” trovare un indizio che collegasse i punti.
Un brivido lungo la schiena l’avvertì che il gabbiotto oltre ad essere sporco era anche decisamente frigido, nell’agitazione della chiamata non se n’era accorta. Infilò la mano sotto la giacca per controllare che la pistola fosse ancora al suo posto, era un pezzo così leggero che ci si poteva quasi dimenticare d’indossarlo, il pollice scivolò sull’impugnatura plastificata della Medusa, era ancora lì ad aspettarla.
Tornò all’esterno, avrebbe voluto aspettare notizie da Fenrad prima di fare qualsiasi cosa ma il tempo non giocava a suo favore.
Nikitasan si era seduta su un muretto con la pistola appoggiata sulle gambe, osservava una piccola olografia in movimento prodotta dal palmo rivolto verso l’alto della sua mano sinistra, con due dita della destra lisciava una ciocca di capelli neri.
Il piccolo crotalo giapponese era ancora bloccato in mezzo al piazzale, sembrava essersi spento. In un raptus d’insensata curiosità prese da terra un frammento di calcinaccio e dirigendosi verso Nikitasan lo sbatté con violenza contro una saracinesca chiusa. Il rumore generato dall’impatto sul ferro echeggiò come un diapason facendo trasalire Nikitasan che balzò in piedi spaventata, dal giapponese invece non cavò alcuna reazione, neanche un piccolo sussulto, Cloud sembrava insensibile agli stimoli.
:<<Che Diavolo ti prende adesso? Sei impazzita?>> Nikitasan la guardava davvero male.
Ridacchiò fra sé :<<Scusa sorellina, volevo fare una prova. Secondo te è morto?>> con un cenno della testa le indicò Cloud.
Nikitasan lo squadrò con disprezzo :<< Devi spiegarmi due cose Kelly. Chi è quel tipo, e soprattutto che problemi ha>>.
:<<Non lo so davvero, ho chiesto a Fenrad di indagare. Ti ricordi che ti ho raccontato di quei pazzi al Necrolyte no?>> Nikitasan annuì :<<Bene, eccoli qua. Lei ha preparato il palco, e lui ha fatto esplodere la bomba. Niky, l’ho visto con i miei occhi strappare a morsi la faccia di un tipo grosso il doppio di lui. Una scena raccapricciante giuro.>>
Le sorelle si girarono all’unisono verso Cloud. Così lento da risultare impercettibile il giapponese si era mosso. Non fissava più un punto nel vuoto, ora tutto il peso di quello sguardo psicotico era poggiato sulle loro spalle.