S02E06 – UN PRANZO CON AMICI (pt2)

L’ascensore letteralmente volò al trentaquattresimo piano del grattacielo, la pomposa complessità delle decorazioni rococò non rendeva giustizia a quel mezzo tanto pratico quanto veloce. Arrivati al piano un ragazzo decisamente carino venne loro incontro, portava capelli corti e ben pettinati, un paio di occhiali da vista ed un vestito scuro di alta sartoria, i suoi lineamenti nel complesso semplici ed armoniosi, uniti al fatto che non aveva neanche un minimo filo di barba rendevano molto difficile capire quanti anni avesse, si poteva stimare un’età compresa fra i quindici e i trent’anni, ma nonostante tutto quel margine ancora qualche dubbio poteva venire. Dal colletto della camicia bordeaux spuntava un mazzetto di cavi che andavano ad inserirsi nella nuca e dietro l’orecchio destro del giovane, sicuramente dovevano appartenere a qualche innesto nascosto sotto la giacca dell’abito.
Nel vederli entrare il viso del ragazzo s’illuminò di una sincera allegria, era chiaro li stesse aspettando :<<Vanessa!>> esclamò facendo il gesto di darle la mano, lei però non ricambiò preferendo saltare le formalità per andare direttamente ad abbracciarlo :<<Oh mio Dio Jerry!! Guarda come sei tirato, quasi non ti riconoscevo! Come stai? >> dopo un abbraccio lungo e caloroso, il ragazzo fece un passo indietro, mettendosi in posa per farsi osservare meglio :<<Come un direttore sto, come il direttore di questa baracca! Papà finalmente mi ha passato lo scettro del comando, ha detto per qualche giorno di prova, ma non sono convinto sarà in grado di riprenderselo indietro>> disse Jerry facendole l’occhiolino, il suo compiacimento nel dare quell’annuncio si poteva quasi toccare con la mano.
:<<Scusatemi, scusatemi non mi sono neanche presentato, sono davvero pessimo lo ammetto>> disse poi il giovane guardando gli altri e grattandosi dietro la testa :<<Il mio nome è Gérard Flusk e sono il figlio del titolare, nonché appunto il direttore generale, è un piacere conoscervi>>, detto ciò andò a stringere la mano al resto della squadra, ad Amy riservò anche un mezzo inchino molto galante, sicuramente non gli mancavano le buone maniere.

Fatte le presentazioni ed i complimenti di rito, il futuro nuovo direttore li accompagnò all’interno del locale.

La famiglia Flusk aveva fatto la sua fortuna nel settore della ristorazione, partiti da poco e con poco, il loro spirito imprenditoriale li aveva portati sempre più in alto, fino alla costruzione di un piccolo impero che ora contava tre ristoranti di lusso e due caffè.
Il vero epicentro di tutto comunque era, e sarebbe sempre stato il Friedrich, a suo modo qualcosa di unico nell’immensa vetrina al neon di SponsorCity.
Cucina casalinga con piatti preparati totalmente a mano, già questo bastava a porre il ristorante ad un livello diverso rispetto agli altri che invece adottavano per la maggior parte dei sistemi di produzione robotizzati; al Friedrich si potevano ancora gustare ricette che nel 2275 ormai non venivano più praticate, vuoi per il dispendio di tempo che occorreva a prepararle, vuoi per la difficoltà dei tipi di cottura, ma soprattutto per il problema di recuperare certi ingredienti, sapori andati persi nel tempo e nella tecnologia.
L’arredamento si accompagnava al tipo di cucina, dopo aver passato lo shock dell’ascensore saturo di colori e decorazioni degni di Versailles, il ristorante si mostrava gradevolmente intimo, preferendo uno stile più spartano. Il materiale più usato lì dentro era il legno, diversi tipi di legno creavano diverse sfumature sul bancone a L, sulle sedie ed i tavolini, travi a vista e pavimento. Il Friedrich ti portava indietro nel tempo, in un’epoca così lontana da essere ormai dimenticata, in fondo era intitolato a Federico il Grande, un personaggio vissuto più di cinque secoli prima. Per ricreare un’atmosfera degna di quel periodo il nuovo veniva sapientemente nascosto dietro i vecchi cimeli prussiani, cose che ormai nessuno sapeva a cosa servissero.
Antichità e modernità che si fondevano in uno strano unico ambiente; in realtà bisogna dire che a Vanessa non piaceva più di tanto quel tipo di stile, o meglio, le piaceva lo stile, ma non il modo in cui era stato applicato lì dentro, non le sembrava fatto a dovere; sembrava quasi volesse imitare lo stile di certe costruzioni italiane in cui l’antico ed il moderno si trovavano davvero a ballare insieme, il Friedrich cercava di riprendere quello stesso concetto, ma probabilmente senza comprenderla fino in fondo.
:<<Bene, preferite mangiare nella nostra saletta privata?>> Jerry si fermò davanti ad una porta chiusa, ma Vanessa tirò dritto qualche passo ancora raggiungendo la prima delle due sale da pranzo, che in quel momento era completamente vuota, poi si girò esclamando :<<Dai vieni Jerry, preferiamo mangiare qui in sala per una volta che non c’è nessuno. Oggi sono davvero super fortunata!>> il ragazzo esitò un secondo :<<Veramente c’è qualcuno nell’altra sala. Un gruppetto di ragazzi, dai discorsi che facevano sono dei musicisti, mi sembra di aver capito. Ti avverto subito che poi non vai a lamentarti da mio padre! >>. Vanessa lo guardò con l’aria di chi sta guardando un cucciolo :<<Allora fai apparecchiare quel posto laggiù>> disse indicando un posto su un palchetto in un angolo fra il muro e la finestra :<<e non farci aspettare troppo per le ordinazioni che i ragazzi hanno fame>>.
Il direttore li accompagnò al tavolo quindi partì ad allestire l’occorrente per il pranzo, dall’altra stanza si sentiva un rumore di risate, Vanessa ne era assolutamente sicura, quello era il miglior week end degli ultimi sei mesi almeno.
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