S02E03 – I MIEI EROI

Una volta assemblata Vanessa fu trasferita da Baltimora a Londra per essere attivata ed iniziare così la sua nuova vita. Dopo i collaudi iniziali il suo programma d’inserimento sociale la portò in un monolocale della terza periferia, qui fu affiancata per qualche giorno da un team di programmatori che si occupò di caricarle nel sistema tutte le informazioni base di cui necessitava e di rispondere alle sue prime domande. Una volta che tutto fu pronto il team se ne andò e Vanessa fu lasciata libera di prendere in mano il proprio destino.
Durante il suo primo anno di vita, quello antecedente al disastro, Vanessa non sembrò mai particolarmente interessata alla propria fisicità, quasi come non ne sentisse la necessità o non ne avesse una piena coscienza, preferendo invece dedicare tutte le sue energie alla crescita intellettuale e culturale del proprio io. Era mossa da una curiosità famelica per tutto ciò che la circondava, ed in quei grigi giorni londinesi si perse nella lettura e nello studio di qualsiasi argomento le capitasse a tiro: Storia, musica, matematica, cucina e fisica nucleare; non c’era un singola materia che non suscitasse in lei un bisogno incontenibile di saperne di più, a posteriori avrebbe riflettuto sul fatto che probabilmente fu proprio quella curiosità così morbosa a salvarle la vita.
Già, perché Vanessa fu una delle prime a subire il collasso dell’impianto di raffreddamento ma per sua immensa fortuna quel giorno stava partecipando ad un meeting sulla nano-robotica, probabilmente cercando di capire qualcosa di più sulla propria esistenza o sulle dinamiche emotive che la coinvolgevano, la lezione era tenuta dal dottor William Lowprandt, uno scienziato indipendente sulla cinquantina divenuto abbastanza famoso nell’ambiente per un paio di ricerche svolte anni prima, ma soprattutto un uomo capace di spiegare in modo chiaro anche i concetti più difficili, un vero diamante per una ragazza assetata di conoscenza come lei.
Quando Vanessa crollò al suolo in mezzo alla sala a causa del malfunzionamento, il dottor Lowprandt che già aveva capito essere un cyborg intervenne immediatamente in suo soccorso, allontanati i presenti la portò nel suo laboratorio ed iniziò a studiare la situazione. Anni dopo il dottore affermò che quella fu “la più grande sfida della sua vita”.
Vanessa fu operata più e più volte, spesso anche da sveglia e con la Painboard ancora attiva in quanto la modalità manutenzione il più delle volte non voleva saperne di attivarsi, eppure nonostante l’enorme difficoltà un pezzetto alla volta William con l’aiuto della moglie Sarah riuscì nel miracolo di stabilizzare la sua “paziente”. Ripristinò con cura maniacale i connettori e i chip danneggiati, poi si concentrò sul problema della Painboard e dopo qualche tentativo simulato trovò il modo per bypassarla potendo così alleviare finalmente le sofferenze di Vanessa che nel frattempo era rimasta attaccata alla vita con i denti e le lacrime. Dopo lunghi mesi di ricerca, sperimentazione e interventi la ragazza sembrava tornata completamente operativa, restava da capire come impedire che il problema si ripresentasse, e qui il dottor Lowprandt mostrò ancor più di prima le sue doti di eccezionale ingegnere robotico. Arrivò a capire che l’unico modo per preservare in modo definitivo la vita di Vanessa era quello di alleggerire l’architettura hardware del cyborg, sottopose così la ragazza ad un’ultima gigantesca operazione nella quale tagliò gli avambracci della giovane sostituendoli con quelli di un AIM-4, questi ultimi richiedevano dei chip di movimento molto più piccoli e leggeri degli originali, il che si poteva tradurre in un minor calore generato ed uno spazio di dissipazione più ampio.
Dopo circa un anno dal giorno del collasso Vanessa poteva dire con relativa sicurezza che il suo dramma era definitivamente terminato grazie alla genialità di William e al grande cuore di Sarah che nonostante non avesse le competenze tecniche del marito, con il suo ottimismo e la sua presenza rassicurante fu come un faro nella notte per entrambi. Fra i tre, si creò un legame molto forte, avevano combattuto insieme, sofferto insieme, ed alla fine avevano vinto la battaglia, sempre restando insieme, Vanessa che ormai non aveva più un posto dove andare trovò in Sarah e William una famiglia, la sua famiglia.
Nel frattempo il mondo era andato avanti prendendo direzioni inaspettate, la CY CORE non solo aveva abbandonato il progetto AIM-7 Fullhuman, ma addirittura aveva cominciato una campagna mediatica per sospendere totalmente la creazione di robot con sembianze umane. Sembrava che la corporazione si stesse rivoltando su sé stessa mentre comprava giornalisti e trasmissioni per aizzare il pubblico contro il proprio operato. Si parlò dei replicanti umani come di un pericoloso inganno, di un’etica traballante e della necessità di concentrarsi sull’elevare l’umanità a qualcosa di superiore piuttosto di cercare di elevare qualcosa al rango di umano. La CY CORE usò tutti i suoi sistemi legali e non per tenere infiammata la discussione ed alla fine raggiunse il proprio obbiettivo quando l’Ente Mondiale sulle Tecnologie Robotiche (EMTR) firmò al convegno di Washington il “Secondo Protocollo sulla Robotica” che regolamentava l’aspetto fisico dei robot dichiarando che per ragioni di sicurezza ecc. i nuovi robot prodotti avrebbero dovuto essere facilmente distinguibili dagli umani anche ad occhio nudo.
Fu una vittoria dell’etica e della morale? Certo che no, chi dedicò qualche indagine a questa operazione scoprì che la CY CORE in quel momento non era l’unica ad aver intrapreso il cammino verso un replicante umano, anche la “Sigma LAB”, una corporazione minore, si era dedicata ad un progetto molto simile, e nel periodo in cui gli AIM-7 si stavano autodistruggendo era pronta ad iniziare i test sul suo prototipo denominato: “Humandroid 01”. I test furono un pieno successo e la CY CORE si trovò all’improvviso tecnologicamente sbalzata indietro anni luce da una corporazione che contava circa un quarto del suo patrimonio. Nella firma di quel protocollo non ci fu nessuna etica, fu solo una gigantesca mossa di mercato per spezzare le gambe ad una pericolosa rivale, e non ci fu nemmeno una morale a cui aggrapparsi, se non quella del più forte, quello che alla fine in un modo o nell’altro vince sempre.
Vanessa così non solo era rimasta l’ultima degli AIM-7, ma era addirittura diventata l’ultimo cyborg con aspetto umano al mondo, non ve ne sarebbero stati altri dopo di lei, almeno non prodotti legalmente da una corporazione. Quando Vanessa tornò alla vita sociale la notizia che un AIM-7 era sopravvissuto al disastro si sparse in fretta arrivando fino ai vertici della CY CORE che mandò immediatamente i suoi uomini ad indagare sulla vicenda; una volta che fu appurato che Vanessa era sopravvissuta solo grazie alla genialità del dottor Lowprandt il direttivo della Corporazione si affrettò a preparare per lui una proposta di lavoro da favola, lo avrebbero messo a capo del centro di ricerca e sviluppo AIM in Berlino2, con un contratto milionario ed un futuro garantito. Dopo essersi consultato con la moglie e Vanessa, William accettò la proposta aggiungendo però una piccola clausula al contratto: Vanessa avrebbe acquisito di diritto il cognome Lowprandt diventando così anche giuridicamente un membro della famiglia. La CY CORE che non aveva più alcun interesse per la ragazza accettò di buon grado quella proposta che da una parte liberava la ragazza dalla proprietà societaria, ma dall’altra vincolava tutta la sua famiglia al contratto di lavoro di William. Qualche tempo e alcuni viaggi preparatori dopo i tre si trasferirono definitivamente per cominciare una nuova vita in Berlino2, sotto l’ala protettrice della CY CORE.
Share this article