Automa ebbe uno spasmo che le attraversò tutto il corpo sospeso fra dolore e piacere, gli innesti robotici di cui era ormai quasi completamente composta reagivano agli stimoli nervosi esattamente come un normale corpo umano, il viso si era fatto nervoso e sudato, aveva la respirazione di chi sta per avere un attacco di panico, e i muscoli del collo erano gonfi e tesi. Si potevano quasi percepire i connettori pompare nelle sue vene quel delirio euforico, e si poteva altrettanto percepire la sua difficoltà nel mantenere una sorta di controllo su sé stessa.
<<Riuscirai a tornare come prima? Nel fisico intendo.>> chiese Catherine rivestendosi
<<Si, credo di sì. Non con parti originali, ma in fondo sono sempre stata poco umana, ora lo sono pochissimo.>> con uno sforzo immane accennò una specie di ghigno.
<<Ma… Perché? >> Catherine non potè non domandarsi in cuor suo come una bambina di 12 anni con evidenti problemi di tossicodipendenza potesse mai passare inosservata, soprattutto portandosi dietro quel gorilla pieno di tatuaggi e brutte maniere del suo fidanzato Karl.
<<Si può sapere perché ti sei conciata in quel modo? Che sta succedendo?>> lo stesso gesto a metà fra il pratico ed il teatrale di tre ore prima accompagnò la calata del cappuccio sui lunghi capelli rossi di Catherine.
<<Perché non voglio farmi ammazzare Catty, sei armata vero?>> Yura si stava dirigendo verso uno dei tanti armadietti che riempivano la sala operatoria.
:<<Ma no dai, è un lavoro semplice, devo solo consegnare una cosa a un tizio. Tsubo ha richiesto la più totale discrezione, come sempre, ma non ha parlato di pericoli, e credo che se ce ne fossero mi avrebbe almeno avvertita. Immagina se mi beccano gli sbirri con un arma, me la menano per mesi.>>
:<<Tu sei completamente rimbecillita!>> esclamò Yura :<<Non cogli quello che ti succede intorno? Giù nel formicaio si stanno ribellando Catty. È scoppiato un casino.>> armeggiò un po’ sull’armadietto e fu costretta a ripetere il codice di apertura della porta, non aveva avuto tempo per registrare le sue nuove impronte digitali.
Da quando ad Automa interessava qualcosa di ciò che avveniva nel formicaio? Catherine era perplessa :<<Scusami, e io dovrei essere armata per una rivolta nel formicaio? È da quando ho memoria che scoppia una rivolta ogni 24 ore, anche ieri si stavano ribellando.>>
:<<Ascoltami.>> Yura si girò verso Catherine, passandosi una mano in faccia e sistemandosi il cerchietto :<<È già da una settimana che il formicaio sta a ferro e fuoco, me l’ha detto un tizio, uno fidato. Quei dannati Bettler si sono armati fino ai denti, la polizia sta convogliando là tutte le forze cittadine. Considerato che quei parassiti riescono si e no a trovare il cibo per vivere, dimmi, come cazzo si sono procurati tutte quelle armi? Te lo dico io, qualcuno gliele ha fornite. Qualcuno che ha per esempio interessi a svuotare la città dagli sbirri. E sai cosa succede quando gli sceriffi guardano altrove? Succede che i criminali, quelli veri, sono liberi di trasformare le strade di Berlino2 in un fottuto Far West. Fidati Catherine. >> Automa odiava profondamente la gente che abitava nel formicaio, li disprezzava con tutta sé stessa. Molti anni prima, quando era all’asilo, ancora con un corpo di carne ed ossa, uno di loro aveva fatto irruzione nella sua classe prendendola in ostaggio. La polizia era intervenuta tempestivamente e il tizio non aveva fatto male a nessuno ma, nonostante tutto si fosse risolto senza danni se non per quel povero disperato, quella scena aveva segnato profondamente la psiche di Automa, lei non lo avrebbe mai ammesso, ma ne era rimasta inconsciamente impaurita. Il tempo le aveva poi permesso di metabolizzare quella paura in odio e disprezzo.
Yura prese dall’armadietto due pistole, una la mise in una borsetta rosa per bambini, e l’altra la passò a Catherine, le mani le tremavano vistosamente, ma quella non era paura.
In silenzio Catherine la prese e la infilò in una tasca interna della giacca, più per rassicurare l’amica che per l’effettiva necessità.
:<<Qualcuno mi sta cercando Catty, due settimane fa hanno violato il sistema di sicurezza di casa mia. Ho chiesto a Viktor d’indagare, non è riuscito ad arrivare alla fonte, ma ha scoperto che il segnale è stato ripetuto da una Tesla Nighter cromatica. È gente che ci sa fare, Viktor non si farebbe mai fregare dal solito psicopatico. Ti ricordi la sparatoria giù al BlackMoon? Hanno fatto fuoco proprio da una Tesla Nighter cromatica. Sarà anche un caso ma… >>
Catherine si ricordava benissimo, erano arrivati e senza dire una parola avevano scaricato le armi sulla gente che beveva tranquilla nel plateatico, in pieno giorno. Sei persone uccise e quattro androidi di servizio distrutti, una vera carneficina. Ora le paure di Automa cominciavano ad avere un senso.
:<<Quindi andrai a vivere da Tsubo?>> Catherine con le dita sondò le varie tasche in cui aveva messo cose, accertandosi che ci fosse tutto, soprattutto quel keychip che doveva consegnare per Tsubo, era tutto a posto, più una pistola.
:<<Da lui o da sua sorella Saki, non ho ben capito in realtà. Prima di tutto però io e Karl dobbiamo preparare una bella sorpresa per quei bastardi. Dio quanto spero che riescano a trovare lo studio.>> Yura stava ridacchiando mentre staccava i tubetti di collegamento delle bombole di gas che usava per le operazioni. :<<Tra un paio d’ore qui dentro ci sarà così tanto gas che il botto lo sentiranno fino dall’altra parte di Sponsor City.>>
Spesse volte la gente si riferiva a Berlino2 con il nome un po’ dispregiativo di Sponsor City, ma in fondo era stata costruita proprio grazie alle sponsorizzazioni di governi e corporazioni, quindi forse più che un termine dispregiativo era un termine abbastanza realista.
Era arrivato il momento di andare, Catherine si avvicinò a Yura e l’abbracciò forte, non ne ebbe una bella sensazione, le sembrò di abbracciare uno dei droni spostapacchi degli hotel talmente era irrigidita e fredda, ma Automa parve comunque gradire molto.
Quando la porta della sala operatoria si chiuse alle sue spalle Catherine sentì dentro un magone, non voleva tante cose: lasciare la sua amica in quelle condizioni, lasciare la sua amica in pericolo, o semplicemente lasciare la sua amica e basta. Tirò un respiro lungo e si fece forza, doveva andare. Karl era ancora seduto vicino alla porta che giocava con qualche ologramma bevendo birra, ma quando la ragazza gli andò incontro spense tutto e si alzò.
:<<Ehi Catty, scusa per prima, è un momento d…>>
:<<Lo so. >> fu la brusca interruzione di Catherine che si parò davanti all’uomo. La differenza di dimensioni era impressionante, Karl già era alto di suo, ma grazie alle modifiche di Automa ora raggiungeva almeno i due metri e venti, il braccio umano era grosso una volta e mezza la coscia di Cath, mentre l’altro era un innesto robotico costruito da qualcuno dei suoi amici teppisti, non aveva altre funzioni primarie se non quella di spaccare, lacerare e schiacciare.
:<<Devi farmi un piacere Karl, fai in modo che ad Automa non succeda niente. Proteggila dagli altri, e soprattutto da se stessa.>>
Karl annuì in silenzio, per un secondo fra i due si creò un’intesa e Catherine sorrise, stavolta con malinconica tranquillità, quindi si diresse ai monitor delle telecamere esterne.
:<< Però un giorno la facciamo una sfida eh Catty? Secondo me ti distruggo.>>disse Karl ridendo, anche la sua voce era grossa e feroce, probabilmente l’aveva fatta modificare con un modulatore.
Catherine non spostò gli occhi dai monitor :<<Tu hai gli innesti Karl, ma io so usare perfettamente il mio corpo>> disse toccandosi il punto in cui le era stato inserito il CyBrain, nessuno in giro, aprì la porta :<<Non avresti possibilità tesoro.>> Con questa frase uscì dal magazzino e svanì nella notte.