Con la stessa velocità con cui l’aveva catturata l’anestesia abbandonò il corpo di Catherine che si risvegliò di soprassalto. Odiava le anestesie, erano soltanto un sonno fasullo, utile a nascondere azioni che non dovevano essere viste, sentite o percepite. Forse era anche per quello che non aveva mai voluto ricorrere alla robotica per farsi modificare, non era roba per lei. Solo un’altra volta si era fatta anestetizzare volontariamente, circa un anno prima, ma quella volta ne era valsa sicuramente la pena. Si era fatta innestare direttamente nel cervelletto il chip di espansione neurale CyBrain, proprio quel prodigioso chip che la CY CORE aveva annunciato un paio di anni prima ma che non era mai entrato in produzione a causa delle possibili ripercussioni sociali e morali che esso avrebbe potuto avere sulla società. Catherine tuttavia in maniera ben poco legale era riuscita a mettere le mani su uno di quegli affarini, e grazie ad una serie di favori, di amici potenti e di medici compiacenti il sistema Net era stato violato e l’operazione era andata a buon fine. Stanotte stava ripagando uno di quei favori.
Automa si era seduta su uno sgabello poco distante e quando la vide svegliarsi scattò in piedi come una bambola a molla e cominciò a parlare, come stesse continuando un discorso che probabilmente stava portando avanti nella sua testa. :<< Avete sempre questi modi di fare, voi non apprezzate l’arte. Io sono una cazzo di artista. Catty, hai capito? Non apprezzate il mio lavoro. Non sono una cazzo di… Una che fa lavori di merda ecco. Voglio il mio tempo per fare le cose!>>.
Le mani di Catherine corsero a toccarsi il viso in maniera quasi automatica.
:<<È a posto Catherine, non ti fidi? Ho fatto solo innesti autoassorbenti. Dovresti concederti una volta e permettermi di renderti davvero bella e funzionale, non queste cazzate da studenti appena usciti dalla scuola infermieri. >>
La piccola era agitata mentre parlava, continuava a sfregarsi le mani e muovere le dita in maniera sincopata e senza scopo, un pessimo segnale. Automa aveva grandi doti e grandi problemi, sicuramente il pesante abuso di stimolanti neurali e droghe anfetaminiche era uno dei suoi problemi maggiori. Nel vederla muoversi in maniera così anomala Catherine capì subito cosa stava succedendo, Automa aveva aperto i connettori che teneva nascosti chissà dove nel suo corpo lasciando la droga libera di fluire dentro di lei.
:<< Mi hai fatto spegnere l’orologio, che ore sono Automa? Hai uno specchio? >> almeno quelle dannate anestesie non lasciavano residui, e Catherine si sentiva benissimo.
:<<Yu-ra. Ora io sono Yura!>> rispose la bambina passandole lo specchio, il suo respiro si era fatto più corto e intenso :<< È un lavoro di merda, ma per quello che devi farci andrà benissimo. Tempo 2 giorni e la tua faccia di culo tornerà quella di sempre. Per inciso, sono le 1.45, sono stata impeccabile anche sull’orario.>>
Un lavoro di Automa, perfetto, nessun segno, nessuna cicatrice, solo i tratti del suo viso modificati, labbra più grosse, occhi più grandi, modificando leggermente le guance era riuscita anche a far sembrare diversa la linea della mascella, un occhio attento avrebbe capito il trucchetto, ma il tipo che avrebbe dovuto incontrare non l’aveva mai vista prima, e per lui sarebbe stato impossibile risalire a Catherine.