L’ambiente in cui era entrata aveva un aspetto inquietante e disordinato, le luci a led collocate alla rinfusa lasciavano intravedere decine e decine di parti di corpi meccanici disseminati in giro, ammonticchiati su tavolacci, negli angoli, oppure appesi a grossi ganci, facendo sembrare quel luogo una specie di parodia degli antichi mattatoi degli anni 2000. Probabilmente l’impianto d’aspirazione non funzionava in quel magazzino perché anche l’aria era pesante con un forte odore che sapeva di tabacco, olio, materiale plastico, sangue, e chissà che altro. Catherine si fermò davanti ad una grossa porta automatica dotata di telecamere, e rimase ad aspettare in silenzio. Attese per un tempo che sembrava interminabile tamburellando nervosamente le dita sulla coscia, poi finalmente da un altoparlante nascosto una voce familiare parlò.
:<<Devi spegnere anche l’orologio Catty, lo sai>>.
:<<Ma che cazzo Automa, lo vedi benissimo anche da lì dentro che non è collegato a niente, è solo un cazzo di orologio!>> sbottò Catherine guardandosi il polso.
:<<Mio lo studio, mie le regole piccola>>.
Si rese conto da sola che protestare era inutile, Automa era fatta così, geniale, intransigente, metodica e completamente fuori di testa fin da bambina, quindi si affrettò a spegnerlo. La notte correva veloce a Berlino2 e lei non aveva tempo da sprecare. Dopo qualche istante ancora la pesante porta si aprì meccanicamente rivelando una sala operatoria ben illuminata e pulita, dotata di ogni genere di tecnologia di ultimissima generazione.
Completamente fuori contesto, seduta sul lettino operatorio con le gambe a ciondoloni, stava una bella e sorridente bambina asiatica di circa 12 anni abbigliata con un vestitino di foggia decisamente rétro .
Portava i lunghi capelli neri raccolti da un cerchietto che permetteva di avere uno sguardo d’insieme sui lineamenti dolci e aggraziati della piccola, oltre a lei in quella sala non c’era nessun altro, e non vi erano neppure altre porte oltre quella appena aperta.
Catherine a quel punto cominciò a guardarsi attorno ansiosa, come se cercasse un punto di riferimento, :<<A-Automa?>> provò a chiamare con un filo di voce, e la testa piena di brutti presentimenti.
La bambina scoppiò in una risata allegra e soddisfatta mentre scendeva con un salto dal lettino ed estraeva dalla tasca del vestitino una sigaretta.
:<<Ma sono io scema!! Porca puttana lo sapevo che dovevo riprenderti, hai una faccia Catty!>> disse la piccola accendendo la cicca.
Catherine era ancora più confusa, non riusciva a dire una parola, quello a cui stava assistendo aveva dell’assurdo anche per lei. Quella bambina era Automa? Automa la sua amica d’infanzia? La bambina si avvicinò allegramente fumando :<<Beh?! Non sono carina? Sono o non sono la Regina dei trasformisti?>> disse facendo una giravolta.
Che fosse una maga del bisturi laser non vi erano dubbi, ma questa non era una magia, sembrava piuttosto un miracolo.
:<< N-non riesco a crederci>> riuscì a dire alla fine con fatica.
:<< Beh credi a quello che ti pare sorellina, io sono qui davanti a te in carne ossa silicone e tutto il resto.>> di Automa era rimasta solo la voce e le movenze :<< Tsubo mi ha detto che saresti passata stasera e che sei di fretta, hai la busta vero? >> anche il senso pratico evidentemente.
Catherine rovistò nella giacca e tirò fuori una busta zeppa di crediti che passò alla bambina.
:<< Molto bene. >> disse lei :<< Togli giacca, felpa eccetera e sdraiati sul lettino>> continuò chiudendo la porta.
Era ancora abbastanza sconvolta ma obbedì e fece quanto le era stato detto. Di trasformazioni ne aveva viste tante in vita sua, cazzo, conoscendo Automa per forza ne aveva viste tante, dal cambio del colore della pelle fino agli innesti di spine dorsali robotiche, passando per potenziatori articolari, sistemi d’arma sottocutanei, e ogni genere di mostruosità richiedesse la moda del momento, mai però si sarebbe aspettata che qualcuno fosse in grado di stravolgere così radicalmente il proprio corpo, e di farlo così bene.
:<<Sei l’ultima cliente dello studio Catty, io e Karl ce ne andremo non appena avrò finito con te. >> disse piantandole senza troppi ossequi una siringa nel braccio, poi continuò:<<Automa è diventato un nome pericoloso da portare ultimamente, mi trasferisco da Tsubo per un po’. Da domani sarò Yura Nogubashi, la nipotina di Tsubo in vacanza dal Giappone, hai capito testolina blu? Io sarò Yura Nogub.. >> L’anestesia fece effetto di colpo, trascinando Catherine in un abisso privo di sogni e sensazioni. Automa compiaciuta la guardò ribaltare gli occhi con il suo nuovissimo sorriso innocente. Stava andando tutto bene, prese il bisturi laser e si accese un’altra sigaretta, era ora di fare le brave bambine, era ora di lavorare.